“Prato 88”, la mezzaluna di Mauro Staccioli finisce in discarica

Prato – A Prato accade che le “lune” siano esse grandi o piccole misteriosamente si ecclissino. Era infatti gennaio  dello scorso anno quando la lunetta Tintori, scomparve improvvisamente dalla città, salvo poi scoprire, con grande sconcerto dei pratesi, che a causa di email non pervenute tra  la Usl Toscana Centro e il Comune, essa era andata distrutta durante l’abbattimento dell’Ospedale Misericordia e Dolce. Due giorni fa con una lettera aperta di un consigliere comunale d’opposizione ad un quotidiano nazionale si scopre che  “Prato 88”, nota come l’opera monumentale di Mauro Staccioli che richiama la forma di una mezza luna e che Elda Franchi Pecci donò al Museo e alla città in memoria del figlio Luigi morto nel 1973, giace abbandonata in pezzi sparsi in un campo da rugby in disuso in via Toscana tra Tavola e Iolo. 

È lì  ormai da tre anni ricoperta da teli in Pvc che l’usura del tempo ha rimpicciolito, ed è in buona compagnia tra pancali, sacchi neri, e sudiciume sparso. Una storia che ha il sapore amaro della beffa perché dapprima l’opera in ferro e cemento fu  smontata in due pezzi e, per l’ampliamento del Museo, collocata provvisoriamente in un campo vicino, poi in occasione dell’inaugurazione del Centro Pecci nel 2016, mentre si decideva di collocarla presso una rotatoria cittadina, a causa di una serie di cavilli burocratici, quest’ultimo posizionamento venne rinviato. E fu allora che l’opera per praticità venne dim nuovo smontata in più pezzi  e trasferita negli spazi industriali della ditta Biagioli di Prato. Una sistemazione che di lí a poco mostrò tutta la sua precarietà perché le Industrie Biagioli recedettero dal contratto e come da convenzione con il Museo Pecci, provvidero a collocarla  nello spazio comunale a cielo aperto in cui è stata ritrovata in pessimo stato conservativo.

Le polemiche sul degrado dell’opera Staccioli non sono mancate in città. A cominciare dall’opposizione che ha puntato il dito sui soldi spesi per le nuove installazioni d’arte volute dal Comune in luoghi aperti, quando si potevano investire gli stessi per il recupero dell’opera “Prato 88”. Anche i cittadini pratesi hanno espresso il loro disappunto attraverso i social, per l’insensibilità mostrata degli Enti coinvolti, e hanno chiesto risposte immediate all’amministrazione comunale. Che non sono tardate ad arrivare per spiegare le sorti  di quest’opera  cosí cara ai pratesi, che rappresentava,come da volontà dell’artista, un ideale collegamento tra  il museo, quale luogo espositivo e la città con la parte di arco rivolto verso la strada.

“L’opera rinascerà, – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Simone Mangani, -non appena avremo i soldi per la collocazione; servono 200mila euro per il suo recuper,o che al momento non è possibile investire. Il Pnrr finanzia elementi strutturali del Centro Pecci ma non il patrimonio artistico. Il Comune di Prato che è comproprietario dell’opera simbolo assieme all’Associazione Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, farà tutto il possibile per cercare nuove forme di finanziamento”.

Parole confermate telefonicamente anche dall’assessore al Patrimonio Gabriele Bosi a cui spetta la valorizzazione economica del patrimonio pubblico cittadino,compreso anche questo spicchio di Luna malmessa, sperando di rivederla più bella e lucente, nuovamente brillare sotto il cielo di Prato.

 

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