Ponte sull’Arno, parte il dibattito pubblico, ma c’è un’opzione sola

Firenze – Nuovo Ponte sull’Arno fra Signa e Lastra, si parte col piede sbagliato. Comitati insorti, ribollimenti e piede di guerra. Ed ecco il perché. La Regione, mettendoci anche “abbastanza soldi”, come dicono i cittadini,  ha approvato, sul finire dell’anno, l’apertura di un dibattito pubblico.

Non una semplice mossa propagandistica, perché si tratta dell’apertura di un vero e proprio procedimento, ai sensi della L.R. 46/2013, con cui il progetto di fattibilità del “Nuovo ponte sul fiume Arno e relativi collegamenti viari tra lo svincolo della SGC FI-PI-LI di Lastra a Signa e la località Indicatore a Signa” viene condiviso con i cittadini stessi, che vengono resi partecipi, come si legge nello stesso sito della Regione al link  http://open.toscana.it/web/dibattito-in-ponte , “del progetto stesso, dell’iter procedurale, delle alternativi possibili, potendo esprimere le loro opinioni e chiedere spiegazioni sia attraverso questa piattaforma web, sia durante le riunioni che si terranno nel periodo di durata del Dibattito. Sarà data comunicazione delle riunioni a mezzo stampa e su questo portale, dove viene anche messa a disposizione la documentazione di progetto da consultare”.

Bella iniziativa che ha raccolto consenso, come dicono i comitati dell’area. Ma….  a fine anno, è passata una delibera di Giunta, la 1474 del 21-12-2018, che ai punti 7 e 8, mette sulla questione del ponte fra Lastra e Signa dei paletti tali da limitare il tracciato, come dicono i cittadini, a una opzione, a causa dell’interferenza con l’espansione dell’aeroporto. Delibera ora “rafforzata” anche da un accordo con i Comuni.

Del resto, la Delibera rischia di  violare la legge 46, che prevede che il proponente (in questo caso la Regione) non faccia atti che possano interferire con gli esiti del dibattito pubblico durante lo sviluppo dello stesso (formalmente iniziato). A questo punto, una questione di buonsenso spingerebbe per la sospensione del dibattito pubblico. Un onere che, secondo logica, dovrebbe spettare alla giunta.

Tirando le conclusioni, alcune domande diventano ineludibili: intanto, quale potrebbe essere il motivo di continuare sulla strada del dibattito pubblico, se le opzioni si sono ridotte a una sola? Da questo punto di vista, potrebbe essere proprio l’Autorità alla Partecipazione a intervenire, magari facendo presente che, rebus sic stantibus, il dibattito è da ritenersi ormai uno spreco di denaro pubblico.

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