Firenze – Hanno le idee chiare, i partecipanti al presidio convocato dalle Rsu sotto Palazzo Strozzi Sacrati, anche nei riguardi di quanto risposto dall’assessora Monia Monni alle interrogazioni e alle sollecitazioni che da sindacati e gruppi politici sono giunti per capire quale sia il piano della giunta nei riguardi di questi servitori della comunità. Un ruolo importantissimo, che non si qualifica solo nelle punte dell’emergenza, bensì sempre come paziente e incessante lavoro di sorveglianza, adeguamento, soluzione a lungo temine delle difese idrauliche.
Ebbene, ieri mattina sotto la sede della giunta regionale, l’interrogativo che correva sulla bocca di tutte quelle persone che orgogliosamente esibivano le scritte Polizia idraulica era: qual è la vera intenzione del nuovo governo regionale?
Il probema, come già sintetizzato su queste pagine (https://www.stamptoscana.it/regione-personale-idraulico-in-sciopero-ci-stanno-cancellando/) è quello di interpretare le nuove disposizioni che hanno colpito (dopo la promessa di rafforzamento uscita dalla bocca dell’ex presidente Enrico Rossi, a caldo dopo la tragica alluvione che aveva sconvolto Livorno) questi lavoratori.
Si sta parlando di un nucleo di lavoratori specializzati disorientato da ciò che giunge dall’amministrazione regionale nei loro confronti, “come quando è arrivato l’ordine di rimozione delle scritte “polizia idraulica” dagli automezzi di servizio, suonato come un disconoscimento della storica figura”.
Ai primi di novembre, ecco una delibera di Giunta regionale che secondo i lavoratori costituisce un altro passo verso l’operazione di messa in soffitta del servizio: l’atto sancisce senza mezzi termini la “non strumentalità dei caselli idraulici”, ossia le “case cantoniere” fino ad allora assegnate agli ufficiali idraulici in ragione del servizio svolto, secondo la previsione del regio decreto del 1937. Il significato? Lo spiegano gli operatori: non si riconosce l’utilità di alloggiare vicini al fiume assegnato, il servizio può andare avanti lo stesso.
“Una decisione fondata su motivi opinabili e in contrasto con recenti direttive della protezione civile statale ma soprattutto, e qui sta lo sconcerto del personale idraulico, incredibilmente assunta senza prima aver definito il nuovo modello organizzativo e le nuove regole, creando anzi una sorta di limbo quanto mai pericoloso in un settore così delicato. Basti pensare che questi lavoratori non sono stati liberati dalla custodia del tronco assegnato e dal dovere di intervenire in ogni tempo appena il fiume si accinge a superare il livello di guardia, cioè quegli oneri e responsabilità particolari che, proprio per la mancanza di nuove regole, continuano ad essere dettati da quello stesso regio decreto del 1937 che la Regione sta facendo a pezzi”, spiegano dall’USB.
A tutto ciò, seppure indirettamente in quanto l’assessora Monni risponde all’interrogazione presentata in aula dal consigliere regionale della Lega, Andrea Ulmi, si oppone da parte regionale che il servizio va digitalizzato e modernizzato, il che significa che “non si può pensare che il numero del personale da impiegare sia lo stesso di quello alla metà del secolo scorso, anche per le limitazioni che ci sono ad assumere personale regionale”. Risposta che secondo i lavoratori, non è affatto “congruente, in quanto si sta chiedendo un ‘altra cosa, vale a dire una prospettiva, un piano, qualcosa insomma che non sia un semplice svuotamento di mezzi e personale che conduce direttamente solo a un depotenziamento” e infine, si teme , alla soppressione. Tanto più che, a detta della stessa assessora, si configura il “ricorso al contributo della Protezione Civile”.
Posizioni, quelle regionali, che fanno rimanere di sasso più d’uno fra gli operatori della Polizia Idraulica. “Forse l’assessora non sa bene di cosa si stia parlando – vola qualche commento caustico – tablet e rinnovamento digitale vanno bene, ma una piena non si gestisce da casa. Qualcuno deve averglielo pur detto”.