Politica e consenso, il ruolo della comunicazione

All'incontro, oltre all’autore all’iniziativa, promossa dal consigliere regionale Paolo Bambagioni, partecipano Rosa Maria Di Giorgi ex- assessore della giunta Renzi e ora senatrice, l’assessore regionale alla cultura Cristina Scaletti e Sergio Gatteschi responsabile ambiente del Pd di Firenze.

Stamp ha rivolto all’autore alcune domande per cogliere le peculiarità di un saggio di significativo spessore e di rilevante attualità.

Lei scrive che la comunicazione in politica è spesso sopravvalutata, demonizzata ma soprattutto incompresa.  Perché?Spesso le si dà troppa importanza o troppo poca. Ieri sera a Ottoemezzo Eugenio Scalfari diceva che il governo Letta ha avuto problemi di comunicazione. Ecco, appaiono problemi di comunicazione ma sono ben altro. In termini aziendali potremmo dire di prodotto, di processo produttivo, di distribuzione. Altre volte si è detto come nel caso di Berlusconi che le sue vittorie elettorali erano frutto solo della comunicazione. Non credo il fatto è che appaiono problemi di comunicazione ma non si comprende che le persone attribuiscono senso alle cose che ascoltano, vedono, vivono. Sono attive non passive. Allora comunicare significa costruire significati piuttosto che trasmettere informazioni, sensazioni. E certo oggi si costruiscono significati guardando molta tv e navigando in internet ma sono sempre i significati a essere determinanti. Facciamo sempre le stesse cose anche se con strumenti diversi.

Dunque quale è la svolta da compiere per  eliminare questa  “incomprensione”?
Comprendere che bisogna riportare a consapevolezza i comportamenti che comunicano (tutti non solo quello che si dice ma quello che si fa). E che questo ha a che fare con il “sentore”, i sentimenti delle persone, non solo una presunta razionalità asettica.

Quale rapporto,dunque, deve esserci  tra strumenti di comunicazione e  contenuti?   (penso in particolare ai social network  che sono considerati di per sé, aprioristicamente,  garanzia di dinamismo e di modernità….)
Sul web si sta facendo lo stesso errore che si fece sulla tv: lo strumento è importante ma quello che motiva le persone a comportarsi in un determinato modo (votare, manifestare, opporsi o sostenere) sono i significati che si attribuiscono, che si costruiscono. Gli strumenti sono appunto strumenti attraverso i quali si costruisce il “senso” ma è questo che spinge le persone ad agire. Pensate a Renzi, lui ha avuto la capacità con i propri comportamenti, le proprie affermazione a costruire una cornice di senso nella quale molti si riconoscono. Poi si vedranno gli effetti certo non scontati.

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