Pistoia – Può essere un’iniziativa da imitare. A Pistoia chiese e monumenti sono ancor più visitabili grazie a studenti e volontari. Se a Firenze la Deposizione del Pontormo, nella chiesa di Santa Felicita, si può vedere solo dietro una cancellata e a ore ridotte, a Pistoia, la Visitazione di Luca della Robbia, nella chiesa di San Giovanni Fuorcivitas, si può ammirare anche dalle 13 alle 15, nel vecchio orario di chiusura della chiesa.
E così succede in Cattedrale, nel Battistero e nell’antico Palazzo comunale. Tutto questo è possibile con Visiting, il progetto, al suo secondo anno di vita, che mette in campo i giovani del liceo artistico “Petrocchi”. Dopo un corso di formazione, svoltosi dopo la chiusura della scuola, e sostenuti da un piccolo voucher, i giovani tengono tutti i giorni le chiese aperte in modo straordinario e accolgono i turisti e gli stessi pistoiesi attratti da questa apertura inconsueta. Non si sostituiscono alle guide, né agli storici dell’arte, ma danno, se richieste informazioni di base, rispondono a domande sulla città e cercano di accogliere le attese dei visitatori.
“C’è chi ci chiede se c’è un Mac Donald, ma anche chi vuol sapere di più di un luogo che ha letto sulla guida”. L‘anno scorso, in due mesi, i visitatori sono stati più di ventimila. Tedeschi, francesi, olandesi, francesi e italiani, tutti abbastanza sbalorditi dalla presenza, nella penombra della chiesa, di questi ragazzi riconoscibiili dalla maglietta con la scriitta “Chiedi a me”. Gli organizzatori (Confcommercio e il Comune di Pistoia) mettono in evidenza anche gli aspetti educativi. L’esperienza avvicina i giovani al patrimonio culturale, li responsabilizza e li coinvolge in un’impresa che mette in gioco le loro capacità relazionali.
Agli studenti si sono aggiunti quest’anno, grazie alla delegazione provinciale del Centro servizi per il volontariato, i volontari di alcune associazioni. In questo caso pesa la voglia di condividere con gli altri i capolavori della propria città. In entrambi casi studenti e volontari assicurano una mediazione calda tra patrimonio culturale e cittadini.
Si tratta di un esempio concreto di quella sussidiarietà orizzontale di cui spesso si parla, ma di cui si stenta a capire come si realizzi.