Pisolino o pennichella: come sconfiggere il demone meridiano

Firenze – Pisolino, sonnellino, pennichella: ci  sono molti modi per definire quel riposino pomeridiano che, soprattutto nei mesi estivi, è prassi diffusa; ma il più suggestivo e poetico è certamente il termine controra in uso a Napoli e, in genere, nell’Italia meridionale.

Il significato di questa parola lo ha spiegato bene Luciano De Crescenzo in Così parlò Bellavista “ […] si tratta di un’ora contraria, cioè di un’ora che va vissuta come un’ora della notte a letto”.

Insomma, una parte del giorno in cui, se possibile, è piacevole sospendere ogni tipo di attività. Proprio con riferimento al caldo opprimente, alla luce del sole che abbaglia e toglie le forze, nell’antichità, nell’Europa mediterranea, si affermò la leggenda del demone meridiano temuto dai naviganti anche perché l’assenza di vento obbligava all’immobilità.

L’intorpidimento che s’impadroniva dei marinai, annichiliva la volontà e fu paragonato a un canto dal fascino irresistibile. come rileva R.Caillois, nel suo celebre saggio Les demons de Midi, (Paris 1936),.

Lo stesso accadeva nell’entroterra. Platone scrive nel Fedro che Socrate esortava a non cedere alla sonnolenza e all’inerzia, specie quando le cicale ammaliano gli uomini con la loro musica.

Anche per i monaci le ore più calde erano quelle della tentazione. Divenivano indifferenti alle consuete incombenze e piombavano in uno stato di smarrimento. Per questo, l’accidia era considerata opera di Satana. (R.Caillois cit). La Bibbia nel Salmo 91 afferma: Non temerai la saetta che vola nel giorno, né l’avversario che si aggira nelle tenebre, né l’assalto del demone meridiano”.

Non a caso, veniva detta Meridiana la bellissima Marianna, il demone che secondo la leggenda nera di papa Silvestro Gerberto d’Aurillac ne avrebbe fatto il suo amante  lo  avrebbe aiutato ad ascendere al soglio pontificio.(Cfr. M.Gianni, Il diavolo bello. L’eccezione di uno stereotipo, in Abstracta n. 8/86)

Nel deserto, il sole induce ai miraggi: il riflesso del cielo ci mostra un inesistente lago in  lontananza. Un differente tipo di riflesso ci fa vedere oasi o città che sono  oltre l’orizzonte. Da qui la leggenda della città perdute del Sahara  e della Mauritania.

Infine, la “fata Morgana” dal nome del personaggio (Morgian) della mitologia celtica: un fenomeno ottico che, in certi giorni d’estate, dalla costa calabra ci fa vedere la Sicilia vicinissima, a poche centinaia di metri e si distinguono case e persone di una città “irreale”  come se si potesse toccarle con le mani.

Per quanto riguarda la calura estiva ricordiamo il simbolismo del  Pascoli,  nella poetica del fanciullino, fino al “meriggiare pallido e assorto” di Montale . L’orto assolato, assume la fisionomia di un paesaggio desertico, («rovente muro», «i pruni e gli sterpi», «crepe del suolo», il «sole che abbaglia») ostile, dove tuttavia sopravvivono le umili forme di vita. Si odono “schiocchi di merli, frusci di serpi”, “tremuli scricchi di cicale”.

Il meriggio e  la notte

L’antropologo francese Roger Caillois sottolinea che le Sirene sono precedute dalla bonaccia che rende insopportabile il calore. Invitano ad abbandonarsi alla dolcezza dell’ accidia e commenta: “Il piacere deve essere mortale e occorre cedervi; del resto la morte procurata dalla voluttà non fa male”. Un identico soffio erotico circonda il mito delle Ninfe, che a mezzodì soggiornano nei pressi dei corsi d’acqua come ricorda ancora Callois. Insomma, il demone meridiano non suscita orrore e repulsione come la creatura che striscia nelle tenebre . E se il giorno è segnato da un attivismo incessante, nella notte gli incubi prendono forma. perché nei buio i confini si smarriscono, mutano le proporzioni.

Insomma, il  Demone meridiano è seducente, non provoca brividi di terrore.

Nel Medioevo, però, il progressivo spostamento a Nord del baricentro del cristianesimo accentuò l’identificazione della luce con la Rivelazione e quindi con il bene.

Non a caso, il Natale fu fatto coincidere con la festa pagana del Sol Invictus. Lo Zenit, nell’Europa settentrionale non portava l’opprimente calura mediterranea. Era invece il freddo della notte a incutere timore. Satana divenne il Signore delle tenebre. Il buio, nemico dei viandanti -che rischiavano di perdersi nei sentieri di montagna – appariva dimora di entità malvagie.

Ma nella seconda metà del XIX secolo l’illuminazione a gas e poi quella elettrica parvero segnare la vittoria sul buio e dettero avvio a un processo di trasformazione dell’ambiente urbano. Le notti divennero il luogo deputato della vita sociale: la belle epoque fu un fenomeno soprattutto notturno .Al tempo stesso, il rafforzamento dell’apparato dello Stato e ,quindi, del servizio di polizia urbana, resero la notte più sicura. Non c’erano più da temere gli assalti dei pirati o dei briganti. Nei racconti di Poe, Dupin, innamorato della notte, usciva di casa al calar delle tenebre, passeggiava a lungo senza meta, tra le luci strane e le strane ombre della sterminata città moderna.

La notte era  quella cantata da Alcmane:

Dormono le cime dei monti e le gole, i picchi e i dirupi, e le schiere di animali, quanti nutre la nera terra, […] e i mostri negli abissi del mare purpureo; dormono le schiere degli uccelli dalle ali distese.

E per Leopardi, La sera del dì di festa è rischiarata dalla luna che queta sovra i tetti e in mezzo agli orti appare una sorta di  nume protettore. Per Guy De Maupassant la luna è una presenza magica, edenica, una ”luce carezzevole “in quell’incanto tenero e languido delle notti serene.

 I fantasmi nel buio

Nell’ottocento – romantico o positivista – il chiaro di luna fuga le ombre ma solo in apparenza perché la notte resta archetipo del lato oscuro della vita, così come Lilith  (identificata con la luna nera)  è la parte oscura di Eva, il suo aspetto distruttivo che nel  Medioevo era impersonato dalla  strega. La luna nera, a seguito delle scoperte di Freud è ,poi, stata identificata con la potenza distruttiva dell’inconscio ,il Mr Hyde che dimora in ogni Jeckyll .

Una simbologia che può essere attribuita anche al vampiro, essere parassitario che si nutre dell’essenza della vita, e che le letteratura dell’ ‘800 ha sottratto al folklore balcanico per farne il “signore della notte” ,il non- morto.

C’è poi un vampirismo psichico, simbolo di una società imperniata sulla competizione.

Ma il vampirismo non è un’esclusiva del Nord poiché su una tavoletta babilonese  conservata al British Museum  leggiamo un rituale magico atto a proteggere dai demoni notturni succhiatori di sangue, gli “etimmé“.

Anche nella tradizione ebraica non mancano esempi. (gli “aluka“), e la stessa Lilith, demone della tradizione assiro-babilonese assorbita nella cultura ebraica. Nella tradizione greco-romana c’è la lamia, a volte fanciulla, a volte vecchia strega, che si trasformava in un animale viscido ricoperto di squame. E l’ “incubus” (con il corrispettivo femminile il “succubus“), avido di linfa vitale.

Nel terzo millennio è il demone notturno che domina. Gli incubi si chiamano stupri, droga, pirati della strada che spengono giovani vite e si dileguano nel buio. Come nel film cult di Quentin Tarantino Dal tramonto all’alba ove si aggirano assassini ebbri di violenza, vampiri assetati di sangue.

Total
0
Condivisioni
Prec.
Bocce: abbuffata di titoli dei padroni di casa

Bocce: abbuffata di titoli dei padroni di casa

Scandicci – Sabato 28 maggio al Bocciodromo Comunale Tamiro Martelli di

Succ.
Gianna Nannini esplosiva showgirl al Franchi di Firenze

Gianna Nannini esplosiva showgirl al Franchi di Firenze

Firenze –  “Finalmente vi vedo in piedi dopo due anni  siete

You May Also Like
Total
0
Condividi