Piano del verde, Italia Nostra “Serve una partecipazione vera”

Bencivenni: “L’amministrazione guarda ormai alla privatizzazione”

Firenze – Il 31 gennaio scorso in una conferenza stampa è stato reso noto che la Giunta del Comune di Firenze ha approvato il testo del “Piano del verde  e degli spazi aperti di Firenze”. Un importante documento di indirizzo attuativo da tempo atteso (l’avvio del procedimento di redazione risale al dicembre 2019 in parallelo a quello del nuovo Piamo Operativo). Nella conferenza stampa sono stati resi noti solo gli obiettivi del piano e alcune caratteristiche generali di un piano costituito da due volumi di relazione (di 250 pp.) e di oltre 20 allegati, ma non è stato reso pubblico e risulta secretato fino all’approvazione da parte del Consiglio Comunale prevista in tempi brevissimi per la fine di febbraio. Per questo motivo Italia Nostra Firenze, pur rallegrandosi di alcuni obiettivi annunciati nella conferenza stampa ( aumento delle risorse previste nel bilancio per l’incremento degli spazi verdi urbani, la messa a dimora di nuove 50.000 piante entro la fine del mandato) ha chiesto formalmente, ma senza ancora nessuna risposta due cose: che il testo del Piano del verde approvato dalla Giunta sia reso pubblico e consultabile nel sito del Comune di Firenze; e che prima di essere portato in approvazione al Consiglio Comunale sia avviato un dibattito pubblico che coinvolga i cittadini e le associazioni ambientaliste che da decenni si stanno occupando di questo importante bene pubblico. Sulla questione abbiamo raggiunto il professor Mario Bencivenni, storico dei dell’architettura, dei giardini e della tutela e del restauro dei monumenti, vice presidente di Italia Nostra Firenze, docente alla Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti e del Paesaggio  “Sapienza” Università di Roma.

 Perché Italia Nostra ha chiesto più partecipazione e trasparenza per questo Piano del Verde?

“Già in una audizione al Commissione consiliare VI (ambiente) nell’ottobre 2019 Italia Nostra, a nome anche del Coordinamento Cittadino Tutela Alberi, aveva presentato una serie di richieste fra le quali anche la redazione del Piano del Verde del Comune attraverso modalità che garantissero la partecipazione dei cittadini e delle associazioni ambientaliste. Dopo l’avvio del procedimento parallelo a quello di formazione del nuovo Piano Operativo (novembre 2019) e dopo una campagna prima iniziativa  di ascolto (Firenze respira) affidata ad una società esterna tramite piattaforma facebook, la redazione  del nuovo piano è stata fatta da un “Tavolo green” nominato dalla Giunta e composto da 14 membri fra i quali oltre ai rappresentanti dell’amministrazione comunale figurano vari docenti e professionisti relativi agli ambititi tematici che da trattare nel piano, ma da nessun rappresentante delle associazioni ambientaliste o di comitati cittadini che da decenni si battono per la tutela, conservazione e incremento del verde urbano di Firenze. Non solo Italia nostra non è stata invitata al tavolo, ma neppure la LIPU o Legambiente: l’unica presenza risulta  quella del presidente della onlus “Vorrei prendere il treno”.   Ma ancora fra gli stessi docenti /esperti chiamati a far parte del tavolo figurano alcuni esponenti che negli ultimi anni hanno contribuito attivamente  alle linee guida o a incarichi progettuali relativi alla gestione del ver urbano di Firenze, che molti cittadini e associazioni ambientaliste come la nostra hanno fortemente discusso e criticato”.

Cosa pensa che debba contenere il Piano del Verde?

“Dalle notizie trapelate, e in assenza del Testo e allegati del Piano, sembra che il nuovo strumento ritorni su questioni di strategia generale, di potenzialità e obiettivi da raggiungere, ma lasciando fuori una valutazione seria della gestione del verde urbano di questi ultimi decenni. Se il Piano del verde comunale è uno strumento che integra il Piano Operativo in un settore importantissimo  come risulta oggi essere quello del “verde urbano e degli spazi aperti” non può essere solo il piano dell’enunciazione degli obiettivi da raggiungere e delle maggiori risorse di bilancio (cose anche per noi importanti e delle quali ci rallegriamo). Risulta altrettanto decisivo spiegare come e con quali strumenti operativi si cercheranno di raggiungere questi obiettivi.   Da tempo diciamo senza essere ascoltati che  il problema della conservazione e del potenziamento del sistema del verde urbano  e degli spazi aperti non può essere credibile senza ritornare alla ricostituzione di un servizio giardini comunale con un organico stabile e professionalmente preparato adeguato. Per esempio e limitandosi al personale operativo esso dovrebbe prevedere un tecnico giardiniere/boscaiolo ogni 200 alberature ornamentali. Ma di questo non si sente mai una riflessione seria, e si continua a proporre un sistema basato sulla esternalizzazione dei lavori ordinari e straordinari e anche dei servizi con appalti ormai vinti sempre al massimo ribasso, sistema che  da decenni mostra risultati decisamente negativi sul verde urbano. Si pensi solo al record di elevata mortalità dei reimpianti effettuati in questi anni e che sono sotto gli occhi di tutti”.

Ci sono esempi concreti di ciò che afferma?

“Ricordo due esempi clamorosi: Piazza dell’Isolotto, nuova sistemazione a verde del progetto di riqualificazione generale della piazza: lungo tutto il lato ovest, ad “ombreggiamento” degli stalli a spina pesce per la sosta veicolare, è stato realizzato un filare di 12 Ciliegi da fiore (Prunus) tutti deceduti dopo un paio di anni e dei nuovi 12 Ciliegi ripiantati nel 2024,  6 sono già ormai seccati e da sostituire ancora una seconda volta;   Parco delle Cascine, progetto di intervento sul filare storico di Pioppi realizzato nel 1880 a delimitare il parco lungo il suo affaccio sull’Arno e come elemento strutturale della passeggiata invernale  che si snoda lungo l’area di golena e i controviali  da Ponte alla Vittoria all’Indiano: dei 130 nuovi pioppi messi a dimora  nell’inverno del 2019-2020 con un sesto d’impianto sbagliato ( che la Soprintendenza MIBAC ha poi fatto modificare) ben 120 sono “morti” nella fase di accompagnamento (da notare è che il progetto in questione risulta firmato da due membri del tavolo tecnico costituito per la redazione del Piano del Verde in discussione)”.

Qual è secondo voi il motivo per cui finora il problema non è diventato di dibattito pubblico ?

“Fino a qualche anno fa eravamo convinti che fosse un problema di ignoranza e di non professionalità dovuta a carenze di risorse finanziarie da investire non solo sui lavori ma anche sulle risorse umane. Il vero problema è come si diceva sopra un’architettura amministrativa che guarda ormai alla esternalizzazione e  alla privatizzazione della gestione dei servizi e dei beni pubblici. Questo processo a Firenze è iniziato alla metà degli anni ’90 del secolo passato e si è andato sempre più intensificando nei primi decenni del nuovo.   Tutto questo attiva un flusso di denaro pubblico enorme verso privati senza adeguati e necessari controlli. A titolo esemplificativo vorrei riportare una scoperta fatta di recente leggendo l’ultimo bilancio arboreo (che per legge avrebbe dovuto fare la Giunta Nardella alla fine del suo mandato, ed invece è stato fatto da quella attuale) e cioè che la manutenzione del verde presente nelle aiuole spartitraffico delle strade di Firenze è affidata ad Alia spa che notoriamente si occupa di gestione dei rifiuti”.

Tirando le fila, qual è la critica fondamentale che muovete al Piano del Verde?

“Sul versante della visione d’insieme sul verde urbano (quella che dalle limitate presentazioni e anticipazioni dei contenuti del piano fatte dai dirigenti comunali alle Commissioni abbiamo sentito indicare come “obiettivi strategici” o “potenzialità del territorio urbano) non possiamo non notare la pochezza di analisi e proposte di tipo strategico già presenti nel Piano Operativo: assenza di indicazioni su quello che è lo stato comatoso di quello che ancora costituisce il più grande polmone di verde pubblico della città (il Parco delle Cascine), e ancora nessun tentativo di riflessione seria e di rimozione di quella che da tempo denunciamo come una vera “aporia urbanistica” cioè della incompatibilità fra una credibile permanenza/rigenerazione del Parco della Piana e il mantenimento delle scelte di ampliamento dell’attuale aeroporto di Peretola. In questa direzione l’unica indicazione di un certo profilo inserita nel Piano Operativo e sembra ribadita nel Piano del Verde è quella relativa  al nuovo “Parco Florenzia”che giustamente dovrebbe diventare elemento di connessione e addizione di ciò che sopravvive dei parchi dell’Oltre Greve, della Piana e delle Cascine. Ma anche per questo si configura di nuovo una clamorosa abdicazione ad un ruolo centrale delle amministrazioni pubbliche nella fase di Progetto. Abbandonata definitivamente una prassi alta sperimentata per esempio nella proposta progettuale delle “Grandi Cascine” (forse l’unica vera grande esperienza progettuale di grande respiro conclusasi all’inizio degli anni 90 e poi chiusa a chiave in un cassetto del quale si è buttato via la chiave) si è acquisito (verrebbe da dire accatastato) un progetto commissionato da Fondazione Cassa di Risparmio ad un progettista  da lei prescelto e quindi donato al Comune di Firenze”.

Siete accusati di rappresentare il partito del no. Avete avanzato piani alternativi?

“Premesso  che un’associazione  ambientalista come la nostra, che ha come compito statutario primario quello di adoperarsi per l’attuazione di quanto affermato dall’art. IX della nostra Costituzione  Repubblicana, ha non solo il diritto ma il dovere di dire NO ai vandalismi che si compiono sul patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale del nostro territorio, per rispondere a questa accusa sarebbe sufficiente che chi la formula con intenti denigratori visitasse il nostro blog (https://italianostrafirenze.wordpress.com/) e la nostra pagina YouTube (https://www.youtube.com/@italianostrasezionedifiren3118) per rendersi conto della quantità di contributi positivi che da anni stiamo producendo sia  in termini di  educazione alla conoscenza del nostro patrimonio culturale (cicli culturali di conferenze e incontri, convegni e assemblee pubbliche) sia di proposte sui grandi temi urbanistici, della vivibilità della Città e sulla tutela del suo patrimonio storico artistico. Ma rimanendo solo al settore del verde urbano vorrei ricordare che la nostra associazione, fra tante altre cose,  ha redatto e donato all’Amministrazione Comunale  due proposte progettuali  per il restauro di Piazza della Vittoria e per la riqualificazione  del verde dell’aiuola spartitraffico di Viale Redi (grazie al primo che è stato accolto dall’Amministrazione Piazza della Vittoria è stata restaurata e mantenuta nel suo aspetto storico di “pineta di Firenze”; il secondo invece ignorato senza nessuna risposta di merito non ha permesso di impedire la distruzione dell’importante corridoio ecologico della originaria sistemazione a verde dell‘aiuola spartitraffico del viale Redi con un progetto ancora in corso di realizzazione costoso, sbagliato e peggiorativo delle condizioni ornamentali e ambientali dei quella zona.  per la città?”.

  Quali azioni metterete in campo, se non sarete ascoltati?

“Visti anche gli esiti di discussione emersi nel corso dell’illustrazione del Piano nel verde nelle sedute della Commissioni Ambiente sia del consiglio Comunale che del Consiglio di Quartiere 1, speriamo fermamente ancora che  da parte del Consiglio Comunale si accolga la nostra richiesta rendere pubblico il testo e gli allegati del Piano e  di procrastinare il voto definitivo in Consiglio Comunale all’apertura di un dibattito pubblico che permetta alle associazioni ambientaliste  e associazioni di cittadini che sono portatori di interessi su questo importante strumento per la conservazione e l’incremento del verde urbano della nostra città. Sicuramente se ciò non accadesse  sarebbe una grave sconfitta per la partecipazione democratica dei cittadini, e ci adopereremo con tutte le nostre forze assieme agli altri soggetti esclusi per aprire un percorso di dibattito pubblico”. 

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