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Verrebbe da chiedersi: quando il Governo Monti, ormai due anni orsono, annunciava nello stesso discorso che era ora di tirare la cinghia e che molte risorse sarebbero arrivate dalla lotta all’evasione e alla corruzione, bene: di questo semplice discorso, che cosa esattamente non avete capito? Perché è chiaro che solo due cose possono essersi verificate: o quanti ascoltavano non ci hanno creduto, forti di una esperienza in materia ormai pluridecennale pensando che tanto si faceva per dire, per tirare voti, oppure non hanno avuto il tempo tecnico per svincolarsi, per blindare tesoretti nei paradisi fiscali e ingoiare i carteggi più compromettenti, come le spie con problemi di assunzione di fibra di tutto il mondo fanno da molto tempo. O un mix tra le due.
Eppure, non mancava l’esperienza precedente di Mani Pulite, ormai sepolta sotto i fasti del Ventennio Berlusconiano tanto da far credere che si fosse trattato di null’altro che un cambio di protagonisti, i nuovi, impunibili, intoccabili, legittimati in tutto; non si era nemmeno asciugato l’inchiostro di Maastricht che per recuperare i fiumi di soldi che sparivano in tangenti ed evasioni e per renderci più credibili al nuovo sistema centro Europa centrico, la Procura partiva con suo Grande Slam, come per incanto dissoltosi dopo attacchi politici di prim’ordine, per non dire di una strategia della tensione guarda caso messa in atto proprio in quegli anni (oggi misteriosamente riscoperta) dalla mafia tutta. Ma era un’azione che veniva da lontano, da quegli attacchi speculativi alla lira del ’63-’64 (1 miliardo e 275 milioni di dollari in prestito per scongiurarlo) e del ’76 (500 milioni di dollari, stessi fini) che avevano rivelato un mondo di lerciume e di nebulizzazione economica senza confini, da eliminare al più presto. Troppo tardi: settembre ’92, nuovo attacco speculativo, enorme, e stavolta il prestito sarà di 48 miliardi di dollari, con uscita dallo SME e svalutazione del 30% della moneta, prelievi forzosi dai C/C, eccetera.
Oggi, eliminato il sistema che vedeva la parte che conta del Governo in mano alle stesse forze messe allora sotto inchiesta, si ricomincia; a tutti i livelli, sia alto (MOSE, Carige, MPS, Mastrapasqua, Expo, veri pezzi da 90 che affondano le proprie origini nei sistemi clientelari del Dopoguerra), sia a livello locale, col disvelamento del nulla che c’è dietro tanta imprenditoria; chiamiamola “Crisi”, ma in realtà la Crisi ha solo frenato il giro di soldi facili che teneva in piedi tante realtà altrimenti decotte, quali un intero mondo dell’edilizia cooperativa, ad esempio. Poteva bastare? No: avanti fiduciosi; a Reggio, 4 anni di carcere ad un noto notaio, la scoperta di un giro di evasione per 960 milioni di Euro, la scoperta del giro dell’usura, ditte che acquistano ditte che creano fatture e svaniscono creando rami d’azienda in cui riversano i profitti, ma non basta ancora, e oggi nuovi capi d’accusa per decine di professionisti e imprenditori. Forse, qualcuno prima di finire in manette farà in tempo a capire che, come Orsoni insegna, non è più tempo di protezioni, di garantismi anche sacrosanti, che bisogna fare cassa e recuperare credibilità a tutti i livelli. Forse. Ma non ne siamo tanto convinti.