Sapete chi garantisce di fatto le pensioni d’oro a personaggi del calibro di Mauro Sentinelli, ex manager Telecom? La nostra Costituzione, “la più bella che ci sia” come recita da tempo immemore il noto refrain conservatore degno di un concorso di bellezza più che di un Paese affamato di riforme. Il Sentinelli si intasca 91mila euro mensili ma è in buona compagnia. Mauro Gambaro, ex di Inter e Interbanca si gode i suoi 51mila mensili, Alberto De Petris, ex Infostrada, altrettanto, Germano Fanelli, Octotelematics, pure, Vito Gamberale, amministratore delegato di F2i e Alberto Giordano, ex Cassa di Roma assieme a Federico Imbert, sui 45mila e via discorrendo. La top ten dei super pensionati italiani è stata diffusa dal sottosegretario Carlo Dell’Aringa.
Perché è la nostra “bella” Costituzione a garantire loro tanta agiatezza? Lo ha spiegato il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini. I governi in passato hanno provato a intervenire su pensioni stellari che nulla hanno a che fare coi versamenti effettuati ma si sono scontrati con la Corte Costituzionale e col principio dei diritti acquisiti. Diritti acquisiti, punto e basta. Resta però l’intangibile bellezza della nostra Carta, questo sì.
In fatto di pensioni però anche i parlamentari non stanno male. Predicano bene sui vitalizi altrui poi accade che la proposta di abolire le pensioni parlamentari da 3mila euro al mese dopo soli 5 anni (a un cittadino medio ce ne vogliono 40 per percepirne una ridicola) è stata sonoramente bocciata. Solo 22 parlamentari erano a favore, contro i restanti 498 che continuano a permettere a un loro collega di essere pensionato dopo un solo giorno di Camera e ad altri dopo 68 giorni e successive dimissioni per incompatibilità. Capiamo perché la distanza tra il Paese reale e la politica politicante surreale resta incolmabile?