Pensioni difficili per i lavoratori “a singhiozzo”, vertenza pronta

Firenze – Pensione di anzianità: un sogno. Per tutti, ma ancora di più per i cosiddetti lavoratori part-time verticali ciclici, vale a dire tutti coloro che lavorano sette, otto, nove mesi l’anno, con sospensione annuale estiva, invernale, o in altre stagioni. Situazione resa complicata dal fatto che, nei mesi in cui il lavoro è “sospeso”, non vengono riconosciuti i contributi.

Ed ecco dove sta il problema principale, spiega Stefano Cecchi, dell’Usb di Firenze: non essendo riconosciuti i contributi, né figurativi né nient’altro, e in assenza di ammortizzatori sociali per quei periodi (la famosa Naspi), dal momento che i lavoratori in questione sono titolari di contratti a tempo indeterminato nonostante la formula a “singhiozzo”, dopo quarant’anni di lavoro con tre mesi di sospensione, risulteranno solo 30 anni di lavoro. Ecco perché la pensione di anzianità sarà un sogno.

Sulla questione, l’Usb e la Cgil, come annunciato stamane all’assemblea dei lavoratori delle cooperative dei servizi educativi, stanno aprendo una vertenza generale che ha due profili: “Da un lato – spiega Cecchi – è un’iniziativa politico-sindacale, che si svolgerà attraverso mobilitazioni, presidi, incontri con rappresentanti parlamentari, dall’altro ci stiamo organizzando per attuare un ricorso legale. Per mettere in atto il ricorso, il lavoratore deve in primo luogo fornirsi del pin dell’Inps, richiedere l’estratto contributivo certificativo, e successivamente inoltrare all’Inps una lettera con la quale chiede che gli venga spalmato per l’intero anno l’importo dei contributi. L’iniziativa può essere messa in moto dai lavoratori che abbiano un contratto di almeno 20 ore settimanali”.

E se l’Inps rispondesse in modo negativo? “Procederemo legalmente – dice Cecchi – Ci sono già molte sentenze definitive che spalmano durante l’anno i contributi ai lavoratori. Quindi, non più 40 o 42 settimane, ma 52 settimane per tutti”.

“Di fatto – conclude Cecchi – i lavoratori hanno doppio danno: nei mesi di sospensione non ricevono nessun contributo e nessun reddito”. Una situazione iniqua, aggravata dal fatto che, ribadisce il sindacalista, “dal momento che i contratti sono a tempo indeterminato, non è previsto nessun ammortizzatore sociale”.

I prossimi passi: il 7 novembre un presidio di fronte alla Prefettura, e subito dopo un incontro con i deputati e i senatori eletti in Toscana, “Per far comprendere il problema e per chieder loro di farsene carico nelle aule parlamentari”.

Foto: un momento dell’assemblea dei lavoratori delle cooperative servizi educativi

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