Grosseto – Tesori meno conosciuti di quello scrigno inesauribile della Maremma. Quanti hanno visitato il complesso della miniera Marchi di Ravi, nel comune di Gavorrano? E quanti sanno che Giuseppe Garibaldi, nella sua rocambolesca fuga per mezza Italia dopo la fine della Repubblica romana nel 1849 fu tratto in salvo dai suoi sostenitori imbarcandolo a Cala Martina, vicino a Scarlino, per portarlo prima all’Elba e poi in Liguria? Un grande monumento in marmo bianco ricorda lungo il sentiero che da Scarlino porta a Cala Violina e Punta Ala.
Sono scoperte che si fanno grazie a un singolare festival maremmano intitolato “I luoghi del tempo, suoni storie e sapori di Maremma”, un percorso in cinque tempi cominciato il 2 giugno e che finirà il 12 giugno. L’idea realizzata dal direttore artistico Loremzo Luzzetti si basa su un concetto integrale di coinvolgimento dei visitatori-spettatori, usando tutte le forme di espressione artistica. Un festival nomade, come lo ha definito Luzzetti, perché i momenti di riflessione e di spettacolo si incontrano camminando.
A Ravi visitando il grande complesso della Marchi, una miniera di pirite che fino agli anni sessanta del 900 procurava il minerale per la produzione di acido solforico e che ora fa parte del Parco minerario naturalistico di Gavorrano con i due imponenti castelli minerari di ferro e il gigantesco impianto in cinque piani della laveria nuova. Qui gli spettatori-camminatori hanno prima assistito alla presentazione dell’ultima opera di Sergio Staino “Alla ricerca della pecora Fassina” nel quale l’autore ha duettato con Achille Occhetto, personaggio fondamentale della storia del Pci-Pds, ora scrittore ed editorialista critico . I due non hanno mancato di dare vita a gag a tratti esilaranti nei quali l’arguzia di Staino ha interagito con i giudizi venati di una vena polemico-sarcastica parlando dei vari esponenti della sinistra di ieri e di oggi.
Il programma prevedeva poi la passeggiata alla miniera con la guida della direttrice Alessandra Casini, un aperitivo proposto da Slowfood Monteregio e la visione del video “La diversa stagione” di Alessia Piccinetti con le suggestive sonorità del Collettivo Blutwurst, gruppo attivo nella musica sperintale.
Il giorno dopo eccoci al Puntone di Scarlino per passeggiare verso il monumento a Garibaldi di Cala Martina accompagnati da David Riondino che ha curato un’edizione del Poema Autobiografico che Giuseppe Garibaldi scrisse nella solitudine di Caprera per lasciare ricordo della epopea della sua vita, quasi per giustificare ed esaltare il sacrificio di tanti che erano morti con lui e per lui, soprattutto per la libertà. Non si trova grande qualità poetica nei versi di Garibaldi, ma raccontandosi in versi – dice Riondino – tentò “di dare voce alla sostanza più profonda del suo agire, indagò sulla poetica della propria vita, inseguì il ritmo, la vibrazione emotiva, l’ambiente sonoro del proprio gesto, del proprio pensiero”.
Così, da grande affabulatore qual è, Riondino ha illustrato e letto degli episodi più famosi della vita di Garibaldi: la fuga, la morte di Anita, l’ode allo stallone della Pampa, che non è stato mai domato da nessuno, lo sbarco a Marsala, Calatafimi.
Il finale è stato un concerto di uno dei grandi protagonisti della canzone d’autore degli anni 60 e 70, Ricky Gianco che ha suonato sul limiti di una grande terrazza panoramica dalla quale si domina tutto il golfo di Follonica. Per tanti spettatori un po’ più maturi è stato un irresistibile revival di canzoni il cui testo è rimasto stampato nella memoria: Il Vento dell’Est, Pietre, Sei rimasta sola, Pregherò.
Aperitivo conclusivo a cura di produttori maremmani. Oggi sabato 4, terza tappa del viaggio al Castello di Montemassi con Giuseppe Cederna, Alessandro Agostinelli e Alessio Caporali.
Foto: David Riondino