Firenze – Che la presentazione dell’antologia di gialli “Passata è la tempesta” edita dalla piccola ma coraggiosa casa editrice Carmignani, si prospettasse qualcosa di più rispetto al classico appuntamento in cui si parla del libro, era già nell’aria, garantito dalla presenza di due autori che ben si possono definire due “padri rifondatori” del giallo italiano fra gli anni ’70 ed ’80: il bolognese Loriano Macchiavelli e il fiorentino Alberto Eva. Senza contare la presenza di altri quattro autori (Sergio Calamandrei, Leonardo Gori, Maurizio Pagnini e Daniele Nepi) fra gli undici che hanno contribuito a “costruire” un testo veramente interessante, che si segnala (grazie anche allo straordinario ruolo di curatore di Eva) come un testo fra i migliori degli ultimi tempi: per l’originalità delle trame, per la diversità dei punti di vista, per l’ampia fetta di realtà abbracciata da un tema che parte dall’immane disastro dell’alluvione fiorentina per abbracciare tutte le “tempeste” sia quelle storiche che quelle dell’anima. Tempeste che passando recano macerie ma anche aggiustamenti, e spesso, negli scritti dei nostri, un implacabile e ultratterreno giudizio senso della giustizia.
Circa il libro, basti dire che non solo è ben scritto, che l’individualità degli autori brilla, che la tensione non cala, anzi si accresce, nello scorrere dei temi e degli stili, che si passa da gialli “storici” perfettamente ricostruiti a veri e propri noir, a racconti in cui la sconfitta di un mondo diventa schianto interiore, a registri esistenziali, a racconti simili a parabole, dove un senso di giustizia primordiale s’innesca nel lento scorrere dei ritmi di natura, fino all’aspro scontro di passioni contrapposte, al “frugare” non solo metaforico nelle viscere dell’anima e della terra; ma anche che presenta un carattere “radicale”. Ed è forse questa una delle sue più accattivanti proprietà.
Ed è stata proprio questa “radicalità” delle storie e dei personaggi a fare da perno al dibattito che sabato scorso ha animato la biblioteca comunale di Bagno a Ripoli in cui l’antologia è stata presentata, di fronte a un pubblico numeroso (sala piena) e attento. Perché in un momento di crisi degli animi, delle coscienze, del Paese come quello che stiamo vivendo, cosa può essere chiesto non all’Arte, ma in specifico proprio al romanzo, e ancora più nello specifico al giallo, vale a dire un genere che è sempre stato popolare e nello stesso tempo per sua natura specchio di ciò che avviene nella società? La risposta che è uscita dai vari interventi, è che se il “giallo” deve per sua natura essere inquietante, forse è proprio perché è la prima sentinella che rompe gli schemi e indica nuovi percorsi di pensiero. Del resto, il racconto giallo è un narrare di una crisi, che si ricompone, alla fine, ma non è detto che la ricomposizione rispetti né la giustizia, né il senso comune, né ciò che parrebbe conveniente per il lettore. Un ruolo, come il dibattito ha messo in luce, che potrebbe rendere proprio il “giallo” la sentinella avanzata per capire dove si dirige la nostra società. Con un pericolo, che finora è sempre stato evitato: vale a dire, che diventando del tutto “maniera” o “genere” venga evirato del suo potenziale di “radicalità”.Un pericolo tuttavia che è sempre molto blando, in quanto se il giallo non è inquietante, come spiega Macchiavelli, “ha fallito il suo scopo”.
Foto dell’evento: in copertina, una parte del pubblico in sala; interno, Loriano Macchiavelli; il saluto dell’editrice Carmignani, al tavolo Alberto Eva con accanto a sinistra l’assessore alla cultura e scuola del Comune di Bagno a Ripoli
