Il flop molto annunciato dei Consigli dei cittadini volontari (Ccv) è stato confermato e superato dal verdetto delle urne. A votare online (unica modalità prevista, da casa o da postazioni del Comune) sono stati appena 2.724 parmigiani, l’1,95% degli aventi diritto. La maggiore affluenza è stata in Oltretorrente con il 5,05% dei votanti. A seguire Vigatto con il 3,78% e il Centro con il 2, 78%. Fanalino di coda il Molinetto, dove non ha votato neanche l’1% dei residenti. I più votati sono stati: Dino Pennacchietti al Lubiana, con 98 preferenze; Rino Basili al Montanara, 91; Paolo Chiari in Cittadella, 90; Cristian Salzano a Vigatto ed Enrico Tedeschi in Oltretorrente, entrambi 82. A Parma Centro Giuseppe Troiano si è aggiudicato 80 voti.
Potevano votare anche i giovani dai 16 anni in su e gli immigrati residenti, ma questo ha avuto come unico effetto l’allargamento della base di aventi diritto al voto. Non che limitandosi agli italiani ultra 18enni potesse andare meglio, perché 3mila voti scarsi sono veramente poco più del nulla o, come direbbero alcuni esperti, “rumore statistico”. Basta fare alcuni semplici confronti: nel 2012 Federico Pizzarotti venne eletto al ballottaggio con poco più di 51mila voti su 85mila votanti (il 59% dei parmigiani aventi diritto); alle Regionali 2014, quelle con record negativo di affluenza alle urne, votarono appena 48mila parmigiani, 6mila dei quali scelsero la candidata del M5S; con 4015 preferenze su 8330 votanti, sempre nel 2012 Vincenzo Bernazzoli vinse le primarie del Pd diventando candidato sindaco (poi sconfitto da Pizzarotti).
Il confronto, si dirà, è impari visto che non si può paragonare l’elezione di rappresentanti di quartiere – senza partiti alle spalle, almeno ufficialmente – con elezioni comunali e primarie. Però bisogna considerare che per votare i Ccv ai parmigiani non era richiesto alcun pagamento (nemmeno i 2 euro delle primarie Pd), che c’era una settimana di tempo, che si poteva votare online anche da casa e che il battage pubblicitario da parte dell’amministrazione a 5 Stelle – tra passaggi in tv, sulla stampa e volantini è stato piuttosto intenso. In fin dei conti, questa iniziativa è stata venduta come il primo tentativo di “democrazia partecipata” attuato a Parma. Il bilancio è impietoso: la democrazia rappresentativa di questi tempi arranca, quella diretta al momento non è nemmeno pervenuta.