Chi la fa, l’aspetti. Parliamo di pastasciutta e, per così dire, di una sorta di legge del contrappasso conviviale. O anche, se vogliamo, chi di primo piatto ferisce, di primo piatto perisce. Il riferimento è alla festa a suon di maccheroni al sugo (o penne al pomodoro), andata in scena l’altra sera a Gattatico proprio in piazza Alcide Cervi.
Per festeggiare la vittoria del “no” in uno dei tre comuni che hanno bocciato la fusione tra loro (gli altri erano Campegine e S.Ilario, anche se in quest’ultimo hanno prevalso i “sì”). E così mentre la Regione, cui avrebbe dovuto comunque spettare l’ultima parola, ha già fatto sapere che sarà rispettato l’esito del referendum, è subito balzato all’occhio degli osservatori storicamente più attenti, questa sorta di paradosso.

La forma pastasicuttifera infatti è in uso da quelle parti, dal 25 luglio del ’43 ad oggi, per festeggiare la caduta del fascismo; ha dunque un po’ sorpreso che sia stata usata la stessa formula per celebrare una caduta che avrebbe ben poco del dittatoriale, ovvero la proposta di fusione fatta propria soprattutto dalle tre amministrazioni comunali. Una delle quali, paradosso nel paradosso, retta da un diretto erede dei Cervi, il sindaco di Campegine Paolo Cervi.
Ad organizzare la pasciuttata antireferendaria, uno storico esponente della sinistra locale, Franco Bassi, ex sindacalista, fondatore del circolo Arci Fuori Orario di Gattatico. Chissà se d’ora in avanti anche la seconda pastasciutatta (che cade in un momento decisamente meno importante rispetto a quello del ’43), diventerà un appuntamento fisso come quello di Casa Cervi.