Papa Francesco: la normalità del Vangelo

Il più significativo effetto, legato al nuovo pontificato, è stato il senso di sollievo determinato dal suo passaggio ad uno stile di vita, non più da principe “rinascimentale”, ma  da “pastore”. Ne ha guadagnato la vita e l’immagine della Chiesa. Questo, come ricorda Alberto Melloni, malgrado l’elezione di Francesco abbia avuto luogo un anno fa, non lo scorso secolo.
Dopo la parentesi di Giovanni XXIII e di Paolo VI, nella Chiesa è continuata la tendenza riconducibile a Pio IX. Con Giovanni Paolo II, la Chiesa  guadagna forza combattendo nello spazio pubblico (in Italia il ruinismo e l’intesa con la destra berlusconiana).

Dopo circa 13 anni di pontificato, Benedetto XVI si dimette per motivi soggettivi – “la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato”-  probabilmente alimentati dal pessimismo determinatosi  per le debolezze della Chiesa a fronte della modernità.
Si apre una discussione vasta nel mondo cardinalizio e nella Chiesa. Emergono risentimenti anticuriali che si sommano a risentimenti anti italiani. Il problema finanziario (IOR) ed i cambiamenti dei relativi responsabili, i vescovi italiani che si mischiano nelle dinamiche della vita politica del paese, i ricordi di Calvi,etc.

Francesco acquista forza nel conclave perché Scola non ha ricevuto i voti attesi. In particolare la soluzione Bergoglio – che aveva già ottenuto interesse  nel conclave precedente – è determinata dalla volontà di ridare freschezza evangelica alla Chiesa e credibilità al papato, basato su uno spessore evangelico più forte. Al cardinale argentino non  piace una certa “mitologia” del Papa, né le relative interpretazioni ideologiche. Il Papa è una persona normale.

Bergoglio ha un suo senso del tempo, non ha fretta, evita le soluzioni chiuse. Non ama le cordate e le lobby, si pone l’obiettivo di disarticolarle. Sceglie 8 cardinali che  l’aiutino nel governo della Chiesa. In particolare una autorità dottrinale per le conferenze episcopali dei diversi paesi che ha l’obiettivo di evitare lo scollamento (cioè la troppa “distanza”) tra i vescovi dei  vari paesi/continenti. Nello specifico, rispetto all’allargamento dello spazio pubblico nei differenti paesi, c’è bisogno di approfondire lo spazio del Vangelo. La Chiesa non è autocentrata, ma deve riflettere il vangelo, ovvero “l’annuncio  della buona notizia”

La Chiesa va evangelizzata dai poveri, la sua  classe dirigente deve farsi carico di questa  realtà. La via è la valorizzazione della collegialità e l’affiorare delle differenze, come modo d’essere della Chiesa 
Il rapporto tra verità e tempo si legge attraverso i poveri con i quali ciascuno deve avere un rapporto diretto. Rispetto al culto del benessere, la povertà ne allontana l’idolatria. La globalizzazione attuale, invece, ha al suo centro non la persona umana, ma il denaro.
“E’ un lungo cammino che la Chiesa deve compiere” ha detto recentemente Francesco. A questo scopo si è deciso d’iniziare affrontando il tema della famiglia che attraversa una crisi molto seria. I giovani si sposano poco. Vi sono molte famiglie separate, per il fallimento del rispettivo progetto di vita, con conseguente forte sofferenza da parte dei figli. La Chiesa sente il bisogno di dare delle risposte che non siano superficiali/parziali. Non si possono semplificare i temi fondamentali .
E’ la luce delle riflessioni profonde che potranno consentire di affrontare con serietà e “profondità pastorale” situazioni particolari come quelle dei divorziati

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