Paolo Giunti e il delitto imperfetto, nona puntata

Nona puntata: Calava ormai la sera, i lampioni del lungarno spandevano una debole luce. Questi erano i lacerti del discorso che arrivavano alle orecchie di Paolo, e sui quali non ci voleva molto a costruire un’ipotesi, cioè a confermare quella che il giovane cronista aveva fatto subito: i due erano amanti, Gina tradiva da molto tempo il marito e aveva architettato l'assassinio con quell’uomo. Chiaro: chiarissimo!
Ma l’uomo, chi era? Quando i due si separarono, senza essersi accorti dell’occulto testimone, Paolo – calava ormai la sera, i lampioni del lungarno spandevano una debole luce – lo seguì. Mentre Gina tornava indietro verso Borgo San Frediano, l’uomo andò verso il ponte alla Vittoria, ma si fermò prima, entrando in una latteria: un locale dove si poteva cenare con poche lire.
Nel buio, Paolo rimase incerto: entrare o no? Alcune ombre si aggiravano attorno a lui, dileguandosi nello slargo. Si decise: entrò anche lui, e vide che l’uomo si era già seduto a un tavolo d’angolo. Allora colse la palla al balzo: poiché non c’erano altri posti liberi ai tre o quattro tavoli del locale, si avvicinò al tizio e gli chiese se gli sarebbe dispiaciuto se si fosse seduto di fronte a lui.
– Prego, prego… accomodati. –
Aveva la fede, al dito: e questo, per Paolo, la diceva lunga – lunghissima. Presero a scambiare qualche parola mentre aspettavano il primo, un minestrone che era la specialità del locale. L’uomo era ciarliero: disse di chiamarsi Carlo; che era impiegato alle poste; che era solo, perché vedovo senza figli. Tutto ciò che l'uomo diceva rendeva progressivamente perplesso Paolo: si chiese se per caso… ed ebbe la risposta quando vide che il suo "vero" uomo usciva dalla cucina, con un involto sotto braccio: uscendo, poi, rapidamente nella notte e sparendo nel buio verso Il Pignone. Avevano ingannato Paolo una certa somiglianza e l'abbigliamento in nero, molto simile a quello dell'altro uomo.

 

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