E’ mezzanotte e mezzo e sono a Parigi per caso, chiuso nel ristorante “La Fine Mousse” al Passage de Méntilmontant a poche centinaia di metri dal Carrillon, dove l’attacco è cominciato e dal Bataclan dove i terroristi hanno preso in ostaggio decine di persone con l’intenzione di ucciderle. Da lì si sentono echeggiare detonazioni, colpi di arma da fuoco. Le luci del ristorante sono state spente, la porta sbarrata. Non si sa se c’è il pericolo, se ci siano terroristi in fuga, se uscire significa correre il pericolo di trovarsi al centro di una sparatoria.
Qui tutto è avvolto in un silenzio irreale, ma si avverte che poco più lontano sta accadendo una tragedia. Poco prima si erano udite grida e rumori di mezzi pesanti, si vede qualcuno correre lontano. Uno di loro l’ ho visto scavalcare un cancello con le punte di ferro rischiando di ferirsi. Dalle sbarre di un cancello si scorgono agenti in assetto di guerra muoversi velocemente.
Ci avvertono che il sindaco ha invitato i cittadini a non muoversi da casa e, poco dopo, che il presidente della Repubblica ha dichiarato lo stato di emergenza in tutto il territorio della capitale.
Non si capisce molto di quello che sta accadendo, anche se i social sono pieni di messaggi e di richieste di rassicurazioni. Si sa che i centri oggetti dell’attacco sono tre: lo stadio dove si trovava il presidente Francois Holland dove si sono fatto esplodere due kamikaze, il Bataclan dove sono state uccise 70 persone e i tre terroristi sono stati uccisi dalle forza di sicurezza. Un altro punto di allarme viene indicato alle Halles e al Centre Pompidou.
Un attesa lunga e nel segno dell’incertezza. Infine i clienti del Fine Mousse ha cominciato a uscire, pur in una situazione ancora incerta. Noi siamo riusciti a raggiungere l’appartamento grazie a un coraggioso tassista che ha fatto un lungo giro per arrivare alla rue de Turenne nel Marais, epicentro dell’attacco.
Ora sono le due e le cose cominciano a chiarirsi. I morti sono più di cento e i due arrondisments il X e l’XI sono come un teatro di guerra completamente isolati dagli altri, percorsi da ambulanze, auto della protezione civile, dei pompieri e della polizia a sirene spiegate. Ci sono anche furgoni neri che fanno la spola, segno inequivocabile del massacro che si è consumato nel locale dove fino a poche ore prima si mangiava e si ascoltava musica.