Firenze – La Toscana potrebbe essere la prima regione italiana ad eseguire il provvedimento di chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari. È quanto si augura Franco Corleone, garante dei diritti dei detenuti della Regione Toscana, intervenuto stamattina al convegno sulla chiusura dell’opg di Montelupo, a Palazzo Sacrati Strozzi.
Sono passati cinque anni dall’approvazione del decreto che dà il nulla osta all’archiviazione dell’esperienza giudiziaria-manicomiale, anni di rinvii ormai inaccettabili. Mentre il Parlamento sta discutendo la conversione in legge del decreto che prorogherebbe di un anno la chiusura dei sei opg italiani, l’amarezza con cui il presidente Napolitano ha firmato la decisione del governo di rinviare l’esecuzione della legge fa tuttavia ben sperare. Scongiura, quanto meno, la richiesta della Conferenza delle Regioni di spostare il termine ultimo addirittura al 2019. “Il provvedimento per la chiusura di un orrore quale è un carcere-manicomio va rispettato – dichiara Corleone – e si tratterebbe comunque di una decisione arrivata con molto ritardo sulla civiltà di un paese. È ragionevole pensare che si possa rispettare la scadenza del 31 marzo 2015. La Toscana, con la chiusura dell’opg di Montelupo, ha la chance di essere la prima regione ad individuare percorsi terapeutici e di sicurezza collettiva alternativi alla vita detentiva degli internati e a dare una risposta su una questione terribile come quella del delitto compiuto da persone che hanno problemi psichiatrici”.
Ma a cosa è dovuto questo ritardo? “È stata privilegiata la via edilizia rispetto alla via riformatrice. Si sono allocate molte risorse per la creazione di nuove strutture invece di investire su percorsi di inserimento alternativi sul territorio. Ora però le decisioni devono rispettare i tempi della dimensione umana, cioò del riconoscimento di dignità e di promozione del diritto della salute degli internati. La precondizione per avviare la sperimentazione a Montelupo è una formale richiesta da parte della Regione al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di trasferire nelle regioni di origine (Umbria, Sardegna, Liguria) gli internati non toscani, che sono circa una cinquantina, ovvero la metà dei presenti. A quel punto occorrerà definire le condizioni di salute dei detenuti toscani con una presa in carico diretta da parte delle Asl competenti e passare all’individuazione di progetti specifici in luoghi terapeutici adatti”.
Si parla di circa 20 unità, a fronte dell’abbattimento registrato negli ultimi anni della preenza di internati. “Dal 2011 ad oggi – dichiara Antonella Touni, direttrice dell’opg di Montelupo – la situazione è sensibilmente migliorata. Da cento, siamo scesi a circa 60 unità e il tasso di fallimento registrato da uscite e permessi è stato relativamente basso”. Un quadro complessivamente gestibile per la Regione Toscana, dunque, per avviare le procedure di chiusura della struttura e per firmare, così, “una pagina luminosa nella storia del diritto penale e del welfare italiano”.