Open, Renzi: “Se un giudice decide cos’è la politica, è a rischio la libertà democratica”

Firenze – E’ al termine del lungo pomeriggio dedicato alla Giustizia, con interventi del calibro di quello del professor Cassese, che Matteo Renzi, abbracciato dai suoi, parla di Open.

Matteo Renzi non ci va leggero. Ricorda “vite distrutte”, ricorda Tortora, i suicidi di Mani Pulite, definita d’altro canto di “dolore della politica, visto che la politica non rispettava le regole”. Dopo di questo, Renzi va al punto. “E’ imprssionante il fatto che le 92mila carte che sono arrivate sono il frutto di un lavoro che ha impegnato centianai di uomini dellaguardia di finanza e delle forze dell’ordine, per andare a indagare… di che cosa? – dice Renzi – è questo il punto fondamentale: di che cosa? Del reato di finanziamento illecito alla politica”.

Uno pensa che “ti sei sgraffignato dei soldi”, dice Renzi e “non lo dici”. E’ questo che il finanziamento illecito fa venire in mente, “soldi non regolarmente denunciati, presi violando le regole”. Ma quei denari, dice Renzi, sono tutti tracciabili, trasparenti, bonficabili. “Dunque, il tema del contendere non è il finanziamento illecito alla politica, ma è la seconda parte: la politica. “Questi soldi sono andati alla Fondazione.  Ma il pm dice che faceva finta di essere Fondazione e invece era partito. Chi l’ha deciso questo? E soprattutto, che modifiche ci sono così rilevanti da giustificare la diversa considerazione fra Fondizone e partito? Cos’è un partito? Nei Paesi democratici lo decide il Parlamento. Dove lo decide il magistrato penale, se è un giudice a decidere, la libertà democratica è a rischio”.

E parte il contrattacco: “Noi non abbiamo violato nessuna legge, gli altri sì. Hanno violato la Costituzione”.

Non solo. Renzi è deciso a togliersi ogni sassolino o sasso dalla scarpa. Così, oltre al M5S, di cui dice che hanno innescato “il congegno di autodistruzione” nello “scontro sotterraneo fra Di Maio e Conte”, sotto le attenzioni del leader di Italia Viva cade l’ex segretario del Pd, fuoriuscito e fondatore di Articolo 1, Pierluigi Bersani. Ne mette in dubbio l’etica, parlando dei 98mila euro che i Riva avrebbero sborsato per la sua campagna elettorale, ne mette in dubbio la capacità politica, dicendo che Bersani lo ha accusato di voler “tagliare le radici della sinistra storica e sindacale”. “Sì – risponde Renzi – proprio sì. Infatti ho preso il 40%”. Insomma, Renzi stasera chiarisce le cose. Va meglio Calenda, verso cui tende ancora un volta la mano.

Tornando a Open, è l’entrare nella vita personale, dai cellulari alle mail, che lo fa arrabbiare di più, dai problemi che ha scatenato alle persone vicine (“Hanno intimorito delle persone, nei loro telefoni ci potevano essere cose che non volevano mostrare”) ai sequestri di pc e tablet per “fare la pesca a strascico”.

“Mi stanno facendo un processo mediatico dove si parla solo di Open e io denuncerò in tutte le sedi le storture e non ho paura della verità, andrò al Csm e farò interrogazioni parlamentari, non mi fermerò neppure in sede civile dove chiederò i danni: male non fare, paura non avere”.

 

 

 

 

 

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