Una mostra che, a 450 dalla morte dell’artista, si è proposta di fare giustizia di secoli di polemiche sul valore dello scultore, che ebbe il torto di voler rivaleggiare con Michelangiolo, e per questo fu dileggiato da contemporanei, Cellini in testa, e non troppo apprezzato da Vasari che pure gli riconobbe le doti di grande disegnatore. Come tale rimase modello canonico, per tutti gli artisti dei secoli successivi, all’Accademia delle Arti del Disegno, fondata da Cosimo I nel 1563.
Nato come figlio d’arte e in posizione privilegiata (il padre era l’orefice di Casa Medici) ebbe tutti i vantaggi della sua nascita, sia dal punto di vista della formazione – disegnò fin da bambino sotto gli occhi esperti del padre e di suoi amici – sia per le committenze che ebbe fin da giovane, non solo da parte dei Medici a Firenze, ma anche dai Papi medicei a Roma. Ma fu probabilmente il suo litigioso carattere e la sua presunzione a porlo in cattiva luce, volendo emulare il grande Buonarroti, la cui superiorità era riconosciuta anche dai contemporanei. Del resto, una volta ottenuta dal Granduca la commissione per il colossale gruppo di “Ercole e Caco” , simbolo del potere che vince, bastò che la scultura fosse posta accanto al David sul fronte di Palazzo Vecchio, per suscitare il dileggio dei rivali e dei fiorentini, all’epoca assai competenti e interessati all’arte. Ma col tempo certi umori si sono ovviamente placati e oggi si è finalmente guardato col necessario distacco scientifico all’opera del pur importante scultore .Gli studi presenti in catalogo hanno messo in luce l’importanza storica della sua opera nell’ambito del manierismo , imitata nel secolo barocco ed oltre.
Sono in mostra al Bargello, nella sala di Michelangiolo, quasi per un confronto diretto, opere fra le più famose dello scultore, come il “Mercurio” prestato dal Louvre, la “Leda” (1512) della Sorbona e l’”Orfeo” di palazzo Medici (1519), nonché una quantità di opere di piccolo formato,fra le più originali e riuscite dell’artista .
Ma è nella esposizione dei disegni che la grande perizia di di Bandinelli viene giustamente esaltata. I modelli sono quelli michelangioleschi , specie della Sistina che testimoniano, oltre l’emulazione , anche la grande ammirazione per il Buonarroti. Inoltre, proprio nei disegni, Baccio manifesta la sua originalità di appartenente alla grande Maniera insieme a grandi coetenei come Bronzino o Pontormo. Basti pensare a scene di folla, di moderna sensibilità, come nella grande composizione del Diluvio universale, dove protagonisti sono gli esodati dalla terra che, dalla rupe su cui hanno cercato rifugio, guardano alla salvezza
Annamaria M. Piccinini