Borse in rosso e spread in risalita, in area 160 punti base. Sono i primi effetti causati del “no” greco voluto dal premier greco Alexis Tsipras sul piano aiuto dei creditori europei. Cali pesanti, quindi, ma senza le vendite incontrollate e il panico che alcuni si potevano aspettare, anche se nel pomeriggio Milano peggiora significativamente. A spiazzare gli addetti ai lavori, però, le dimissioni del ministro delle Finanza del governo ellenico, Yanis Varoufakis che attraverso il suo blog annuncia: “Lascio per aiutare Tsipras nelle trattative con i creditori. Mi sono accorto che una parte dei nostri partner internazionali preferisce che io non sia presente agli incontri”. Una mossa a sorpresa, ma che potrebbe realmente aiutare Atene a trovare un’intesa con la Bce, la Commissione europea e il Fondo monetario internazionale.
Tokyo. la prima Borsa a reagire al voto di Atene chiude in calo del 2,08%, risollevandosi dal minimo di giornata, di poco superiore al 2,5%. Pesanti i listini del Vecchio continente con Milano che peggiora dopo l’avvio dell’operatività Usa al -3,6%, ben sotto le altre Borse europee: Parigi cede il 2,1%, Francoforte l’1,7% e Londra lo 0,8%. Apertura in territorio negativo anche per Wall Street: il Dow Jones perde lo 0,50% a 17.634,07 punti, il Nasdaq cede lo 0,82% a 4.968,57 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,54% a 2.065,60 punti.
Per il momento, nonostante le vendite, sembrano evitati i temuti scenari da “panic selling”: i crolli a catena che alcuni analisti si erano immaginati. A condizionare l’andamento di Piazza Affari sono soprattutto le vendite nel comparto bancario: l’indice del settore perde il 5,7% e molti titoli vengono sospesi.
L’euro avanza stabile a 1,1 dollari in seguito alle dimissioni di Varoufakis che i mercati interpretano come una concessione ai creditori. La moneta comune era scesa fino a 1,0969 dollari sui mercati asiatici poco dopo l’annuncio della vittoria dei ‘No’ al referendum ellenico. Per quanto i mercati non sembrino per ora farsi prendere dal panico, lo yen, bene rifugio, si presenta in rialzo a quota 135,6 sull’euro e 122,6 sul dollaro.
Non si registra, per il momento, neppure la temuta corsa del debito italiano: lo spread – come detto – è in salita a quota 160 punti base con i Btp a 10 anni che rendono il 2,3%. Ancora lontani quindi dalla soglia del 3,5% – che costerebbe alle casse del Tesoro 11 miliardi di euro in più fino al 2016 – prevista in caso di Grexit. Per i mercati, quindi, la vittoria del “no” non apre automaticamente le porte all’uscita di Atene dall’Eurozona. In sensibile ampliamento lo spread greco, con i decennali che rendono 1.500 punti in più di quelli tedeschi.