Nella piccola accogliente chiesetta di Ponte a Ema questo pomeriggio lunedi c’è stato l’ultimo saluto alla 95enne signora Adriana Bani vedova Bartali deceduta sabato a Firenze nella sua casa in Piazza Elia Della Costa.
La funzione religiosa è stata celebrata dal parroco della chiesa don Giulio Cerri, grande amico di Gino Bartali, e da Padre Raffaele Duranti, del Monastero di Santa Lucia alla Castellina che è anche Centro spirituale della Federazione ciclistica.
In chiesa i figli Andrea, Luigi e Biancamaria e tanti “vecchi” amici della famiglia Bartali. Erano presenti, tra gli altri, Andrea Bresci, dell’Associazione Amici del museo Gino Bartali di Ponte a Ema; Eugenio Giani presidente del Consiglio di Palazzo Vecchio; Maria Pia ed Elisabetta Nencini moglie e figlia dell’indimenticabile “Leone del Mugello”; l’ex parlamentare Monica Baldi; Renato Masini presidente della Società Sportiva Aquila di Ponte a Ema la società che negli anni trenta lanciò Gino Bartali. L’ex corridore Libero Volante ed Ivo Faltoni, promotore da molti anni del Pellegrinaggio ad Assisi nel ricordo di Bartali. Tra i messaggi quelli dell’arcivescovo Betori, del cantante Narciso Parigi e del mitico Alfredo Martini che proprio questo pomeriggio è rientrato nella sua casa a Sesto Fiorentino dopo una degenza all’ospedale di Careggi.
“Adriana – ha detto Don Cirri nella sua omelia – ha raggiunto il suo Gino nella casa del Signore”. Ma è tornata accanto al marito anche nella vita terrena in quanto, subito dopo la funzione religiosa, è stata tumulata nel cimitero di Ponte a Ema in un loculo proprio accanto a quello nel quale riposa Gino Bartali.
Presente al funerale pure la Società ciclistica femminile “Michela Fanini” di Lunata di Lucca rappresentata dal patron Brunello Fanini, dal direttore sportivo Giuseppe Lanzoni e tre atlete Azzurra D’Intino, la estone Liisi Rist e la keniana Kelin Exerusalbymi (questa squadra femminile formata da 13 atlete sarà presentata domenica prossima a Capannori di Lucca e debutterà domenica 16 marzo in Olanda).
La scomparsa di Adriana Bartali determinerà anche l’archiviazione di uno dei due processi civili in corso presso il tribunale di Firenze. Esattamente quello con il quale Adriana Bani, in quanto moglie di Bartali, chiedeva di riavere i cimeli del marito esistenti nel museo a Ponte a Ema donati dall’indimenticabile campione. La prima sentenza di quel processo ha disposto che tali cimeli devono restare al museo. Contro quella sentenza è stato presentato ricorso, ma la scomparsa della ricorrente Adriana Bartali, dovrebbe determinare l’archiviazione del fascicolo.
Rimane in atto invece l’altro processo civile col quale Adriana Bartali ed il figlio Andrea chiedono all’Associazione Amici del museo ed a tre piccoli sponsors del museo stesso, un risarcimento di 2.400.000 euro per “sfruttamento illecito, a partire dal 2006, dell’immagine e del nome di Gino Bartali”. Di questo processo è prossima la sentenza.