Non solo sfollati: parte il piano di reinserimento sociale degli ex (?) senzatetto delle Reggiane

Ha visto finalmente la luce uno dei programmi d’azione sociale più sentiti dalla comunità reggiana: il progetto Reggiane Off che ha avuto luogo nell’area delle ex Reggiane. Il progetto ha permesso di accogliere quelle persone senza fissa dimora che hanno trovato nell’area dismessa dell’azienda abbandonata un posto dove stare, versando in condizioni disagiate e indigenti. Il progetto, reso possibile grazie all’attivazione dell’approccio integrato dei cosiddetti Corridoi umanitari locali, ha come tema cruciale il rendere possibile un proseguimento di vita dignitosa degli sfollati in accordo con l’attivazione dell’approccio integrato personale, sociale, medico-sanitario, psicologico, culturale, lavorativo e legale
L’assessore Daniele Marchi

Ha visto finalmente la luce uno dei programmi d’azione sociale più sentiti dalla comunità reggiana: il progetto Reggiane Off che ha avuto luogo nell’area delle ex Reggiane. Il progetto ha permesso di accogliere quelle persone senza fissa dimora che hanno trovato nell’area dismessa dell’azienda abbandonata un posto dove stare, versando in condizioni disagiate e indigenti. Il progetto, reso possibile grazie all’attivazione dell’approccio integrato dei cosiddetti Corridoi umanitari locali, ha come tema cruciale il rendere possibile un proseguimento di vita dignitosa degli sfollati in accordo con l’attivazione dell’approccio integrato personale, sociale, medico-sanitario, psicologico, culturale, lavorativo e legale.

La prima fase, appena terminata, ha definito tutte le azioni umanitarie di accoglienza e inclusione sociale, insieme alle opere di bonifica, tamponatura degli immobili e messa in sicurezza dell’area dismessa già attuate e quelle invece di prossima realizzazione.
Sono 104 i cittadini migranti che risiedevano in condizioni di miseria e delinquenza presso i capannoni in disuso e le macerie delle Ex Reggiane, dove hanno trovato alloggi “di fortuna”.

Durante questo lento e delicato processo sono stati rispettati in pieno i diritti umani e sociali, mirando non all’allontanamento bensì all’accoglienza di queste persone grazie ad un approccio integrato, sinonimo di dialogo, avvicinamento e rispetto.
Con alcuni di loro è già stato impostato e avviato un percorso di reinserimento sociale e lavorativo.
Attualmente accolti in un sistema di ospitalità diffusa sul territorio e in modalità diverse, tra appartamenti, comunità, strutture di accoglienza e alberghi convenzionati per l’accoglienza in contesti umanitari critici, messi a disposizione da Caritas diocesana, Comune, Cooperazione sociale, ed altri soggetti convenzionati, questi indigenti sono stati seguiti anche nei mesi passati: nel periodo freddo sono stati attivati anche servizi di accoglienza invernale.
Sono stati necessari 7 mesi di lavoro per completare l’opera avviata dall’inverno scorso.

Area delle ex Reggiane

Questa è un’operazione di coinvolgimento prima che di convincimento, che ha accompagnato i senzatetto nei vari momenti programmati dalla Cabina di regia, grazie anche al coordinamento e alla collaborazione tra prefettura e questura.
Il progetto Reggiane Off è la prima sperimentazione di questo genere in Italia e consente di realizzare interventi in una cornice di dialogo e accoglienza, ascolto e mediazione con le persone coinvolte, rendendo gli effetti più efficaci e continuativi nel tempo. Può essere il capostipite di un modello replicabile su altre realtà territoriali, anche regionali, con sperimentazioni nuove ed efficaci nelle modalità di intervento con una comprovata metodologia per quanto riguarda l’immigrazione e la marginalità.

Si è da poco riunita la Cabina di regia che coordina l’attuazione di Reggiane Off, con il coinvolgimento dei firmatari del Protocollo d’intesa: Comune di Reggio Emilia, Azienda Usl, Diocesi di Reggio Emilia – Guastalla, Regione Emilia – Romagna, Stu Reggiane spa, Caritas diocesana, rete del Volontariato e della Cooperazione sociale, per fare il punto sull’avanzamento del progetto e decidere come svilupparlo in seguito.

Sono stati impegnati ben 31 soggetti fra enti e organizzazioni, di cui 15 continuativamente. Sono state più di 100 le persone gradualmente avvicinate e convinte a lasciare l’area abbandonata attraverso un lavoro capillare e complesso svolto da operatori di servizi sociali comunali e socio-sanitari dell’Ausl, da personale della Caritas e delle cooperative sociali, dai volontari.
Ora viene dato inizio alla fase due del programma Reggiane Off: a novembre partirà il progetto per la ricerca di lavoro e l’inserimento in attività lavorative degli sfollati, una sfida che si articola nell’individuazione di un percorso lavorativo che possa portare ad un reddito e all’inclusione sociale. La seconda fase prevede anche la presa in carico da parte dei Poli territoriali di Servizio sociale del Comune e dei Servizi sanitari specialistici, l’iscrizione residenza anagrafica, l’assegnazione del medico di base, la presentazione ai Centri di ascolto Caritas e l’attivazione dei volontari su base progettuale. Sono inoltre previsti formazione, orientamento e inserimento lavorativo attraverso un progetto dedicato, avviato entro novembre, integrazione di queste attività con il Patto di contrasto alle nuove povertà promosso dal Comune.

Attiva sin dall’inizio è stata l’azione di monitoraggio e cura sanitaria svolta dall’Ausl con la collaborazione di altri soggetti operanti nelle ex Reggiane per individuare e aiutare persone con fragilità psichiche, in molti casi esposte all’abuso di alcolici e droghe. All’attività di presidio sanitario si annoverano i servizi dell’Ausl di Igiene pubblica, Centro salute per la famiglia migrante e il dipartimento di Salute mentale e Dipendenze patologiche.
Da aprile 2020 ad oggi l’Azienda Usl di Reggio Emilia ha attivato per queste persone un presidio sanitario sistematico all’interno delle ex Reggiane con cadenza settimanale: da giungo 2021 la frequenza si è intensificata fino ad essere aumentata a due volte a settimana. Motivo di crisi è stato anche un focolaio di 32 casi di positività sintomatica al virus Covid-19 all’interno della comunità dell’area dismessa: si è proceduto poi con l’esecuzione di tamponi, dall’inizio della pandemia ad oggi sono stati 279, e con la vaccinazione per oltre 70 persone durante sedute specifiche.

L’intensificata presenza è stata procrastinata fino a metà agosto, tornando poi ad una presenza settimanale.
Per quanto riguarda lo scheletro delle Ex Reggiane, nella recente fase di intervento sugli immobili abbandonati, promossa e coordinata da Stu Reggiane spa, sono stati chiusi tre fabbricati con interventi sugli accessi e sulle finestre: il capannone M22, con 310 metri quadrati chiusi con mattoni, il capannone 17, con 260 metri quadrati chiusi con mattoni, e il capannone 25, in cui sono state chiuse le porte di accesso ai piani primo e secondo. La durata dei lavori è stata di dieci giorni continuativi, festivi compresi.

In tutto sono stati resi non accessibili 11.690 metri quadrati calpestabili. È stata anche ricontrollata e chiusa la palazzina 26. Sono stati inoltre demoliti 16 manufatti fatiscenti, di cui 13 box interni a capannoni e 3 esterni ai fabbricati.
Con un’operazione durata 30 giorni sono stati eliminati 430 metri cubi di rifiuti di vario genere per un peso di 220 tonnellate, mentre sono stati rimossi 180 metri cubi di vegetazione spontanea incongrua.
Nelle prossime settimane sarà installata una nuova illuminazione nell’area.

“Il lavoro svolto in questi mesi dall’inizio del progetto Reggiane Off è rappresentativo dell’anima profonda di chi ha collaborato e della responsabilità sociale del ‘prendere in carico’ – ha affermato il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi durante la riunione in Sala del Tricolore -. Questa è senza dubbio una delle pagine più belle della città dal punto di vista sociale e umanitario: è stato realizzato un profondo cambiamento nonché il salvataggio di alcune situazioni umanamente non sostenibili come quelle trovate nelle ex Reggiane. È stata creata una sinergia in un delicato equilibrio tra il governo tecnico pubblico e gli esperti che hanno portato a compimento questo percorso di umanità e legalità. Tutte le 104 persone sono state avviate in progetti di inclusione e formazione perché possano riacquisire una graduale autonomia. Grazie all’azione sanitaria delle istituzioni che hanno coadiuvato è stato reso possibile gestire e rispettare i principi costituzionali di eguaglianza, anche durante il periodo di emergenza sanitaria. L’impegno non finisce qui: è un percorso da portare avanti”.

“Sono stato tre volte alle Reggiane per dire la Messa, pregare insieme e parlare con la gente che vi risiede: una situazione da risolvere e persone che andavano salvate – ha affermato il vescovo della Diocesi di Reggio Emilia – Guastalla, Massimo Camisasca -. Questa è stata un’iniziativa mirata alla persona, confermata dall’attenta opera di discernimento tra chi fosse stato lì per necessità e chi per delinquenza. Tengo a sottolineare che Reggio Emilia è risultata al primo posto in Italia in una classifica sull’efficienza della Pubblica Amministrazione. Le importanti modifiche apportate, come la sigillatura degli spazi applicativi, sono stati necessari per scongiurare un nuovo trasferimento nell’area dismessa e per impedire, finalmente, lo spaccio, la violenza, la degradazione e la criminalità che contrassegnavano le Ex Reggiane”.

“Le Reggiane erano una ferita e gli interventi realizzati sono stati di importanza fondamentale – ha proseguito l’assessore al welfare Daniele Marchi -. Con le oltre 100 persone presenti abbiamo cercato di costruire un rapporto di fiducia importante per la fuoriuscita dall’area. Oggi abbiamo posto le condizioni, attraverso gli interventi, per scongiurare il realizzarsi di un altro aggregato”.

“Un risultato non scontato, siamo arrivati fin qui – ha detto Elisabetta Negri, direttore delle attività socio-sanitarie dell’Azienda Usl di Reggio Emilia -. È stato svolto un importante lavoro di prevenzione e intervento, nonostante lo scoppio della pandemia. I professionisti stanno continuando a lavorare per presidiare la situazione e per orientare l’accesso ai servizi, mantenendo un aggancio con questa realtà”.

“Una situazione complessa e un’attività resa possibile da una forte collaborazione evitando interferenze con il cantiere – ha continuato Luca Torri, amministratore delegato di Stu Reggiane spa -. Sono state chiuse tre palazzine occupate e abbattuti 16 manufatti, resi ora inaccessibili: al momento non si sono verificati tentativi di ulteriori ingressi”.

“Il progetto Reggiane Off denota il nostro lavoro finalizzato alla costruzione di una progettualità sociale senza l’uso della forza pubblica, bensì organizzando con professionisti una relazione tra persone – ha concluso il sindaco Vecchi -. Sono migliaia le persone seguite e prese in carico dall’amministrazione all’interno della rete di welfare della città e le decine di migliaia di metri quadrati delle ex Reggiane non sono proprietà del Comune, ma è stato necessario un grande impegno burocratico per attuare la riqualificazione: sono pubbliche le risorse ma privata la proprietà. Abbiamo impiegato una decina di giorni ad operare perché era nostra intenzione concludere prima dell’inizio delle scuole nel mese di settembre, mossi anche dalla crescente media di crimini che avvenivano in Piazzale Europa. Anche l’illuminazione a risparmio energetico e la vigilanza già attiva faranno la differenza. Rispetto a tante altre città, la nostra è di matrice sociale e umanitaria. Andiamo verso un miglioramento garantito anche dall’inaugurazione, da qui ad un anno, dei capannoni 15 e 17. Stiamo ridando vita ad un quartiere vittima della deindustrializzazione del ‘900, in un periodo di recupero, progresso e ricrescita”.

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