Le cose più complesse possono trarre grande vantaggio da una spiegazione semplice, che corra il rischio di incappare nel reato di superficialità ma col pregio di mettere le cose nero su bianco. E’ questo il caso, ad esempio, della rottura delle nozze felici tra l’Unione Europea e la Gran Bretagna, una triste vicenda di cui in tantissimi stanno già parlando senza fare il minimo sforzo di capire che a) le nostre vicende interne non sono paragonabili a quelle inglesi; b) non siamo inglesi; c) neppure gli inglesi, sono inglesi.
E’ che sono stati costruiti per votare così, con grande fatica, premiata finalmente da questo fausto risultato. Fausto, naturalmente, per chi tanto ha investito in questo sforzo. Per tutti gli altri, nonostante tanti campanelli d’allarme e tante previsioni funeste, non abbiamo la minima idea di cosa possa succedere in futuro. E sinceramente, ci interessa anche poco. La cosa che ci interessa è il presente e capire come siamo arrivati fin qui. Intanto, l’analisi del voto.

La spaccatura demografica è abbastanza chiara: votano per restare in Europa la maggiori parte dei giovani, a decidere di tornare ai fasti dell’Impero sono stati in larga parte gli over 60. E già qui la prima nota: attenzione. La maggior parte non significa tutti o quasi tutti. Questo è il primo dato che deve far riflettere; significa, con ogni probabilità, che non c’entra niente il discorso della sfida vecchio contro nuovo, progressisti contro conservatori, scapoli contro ammogliati. Ha fatto gioco piuttosto un altro fattore: la coercibilità culturale attraverso la capillare e minuziosa – e continua – propaganda di un mondo spaventoso in cui le pensioni sarebbero venute a meno, il lavoro sarebbe andato tutto agli immigrati – molti dei quali avrebbero rubato oltre al lavoro anche le dentiere – e si sarebbe inaugurata una passerella di Christo dalla Polonia direttamente nel Galles, percorsa in un sol senso dagli operai abbandonati dalla Fiat nel paese est europeo.

Ragion per cui i lavoratori tutti del Galles avrebbero in futuro dovuto abbandonare quelle splendide opportunità lavorative in miniera che tradizionalmente sono il viatico della regione da generazioni. Hanno votato per il Leave, in sostanza, le fasce sociali cui si poteva fare più paura prospettando scenari di concorrenza economica e di perdita di diritti. Molto più variegato invece il voto analizzato in termini geografici; qui la situazione vede paradossalmente Irlanda e Scozia pro-unità e appunto il Galles, una delle zone che più ha tratto benefici dai fondi europei, preferire la separazione. Londra avrebbe preferito restare, perché cosmopolita, scrivono in tanti, tranne che per quanto riguarda i quartieri dei poveracci Barking e Dagenham, nell’East End. Tutto chiaro?
I colti e ricchi sono per il Remain e i poveri impauriti dai paki per il Leave? Non è così semplice, perché un altro quartiere dell’East End, Hackney, ha votato una preferenza dell’80% per restare in Europa. Mentre il ricco Wiltshire ha preferito il Leave. Che vuol dire? E chi lo sa. Magari lì leggono tutti i tabloid finanziari e sanno con esattezza cosa succede quando un Paese isolato dal resto del mondo sputa su di una piattaforma economico sociale robusta e attendibile. Oppure nonostante la (relativa) miseria hanno un grado di istruzione elevato. Oppure, è un quartiere in cui vivono molti immigrati per lavoro che temono di essere rimpatriati. Ipotesi questa non così peregrina. La cosa certa è che anche solo l’idea di tornare a starsene soli soletti ha provocato scosse in Borsa degne di nota, con perdite di denaro rilevantissime; e per il futuro non si aspettano miglioramenti, anzi.
Perché un Paese che, bisognoso di tutto, alza le barriere doganali o gode a stare nell’autarchia (e se lo può permettere), oppure aspetta tempi molto duri. E la scappatoia che molti paventano, quella della maggiore unione con gli Stati Uniti, in realtà non si sa da dove provenga: se c’è un esempio di pragmatismo internazionale nel mondo quelli sono gli USA, e hanno in Europa (la piattaforma continentale e il sud) molti più interessi geopolitici ed economici di quanti non possano mai aspettarsene dalla vetusta e sempre tradizionalmente odiata Inghilterra, specie se orbata delle benedizioni della City e delle frange separatiste scozzesi e irlandesi. Poi, non c’è niente di più ridicolo delle letture di libertà, democrazia, autodeterminazione che se ne stanno facendo in Paesi in cui si sbandiera, per motivi politici simili, la carta della separazione. Francia e Italia in testa, naturalmente. La scelta degli elettori inglesi non è tanto espressione di libertà, quanto il risultato atteso e a lungo sperato di tanta parte della politica britannica che da lungo tempo soffia sulle braci del malcontento, della paura, dell’ignoranza; un regolamento di conti interno, una conquista coltellaccio tra i denti di importanti poltrone, giocata sulla pelle dei cittadini.
Esattamente come sta succedendo da noi, del resto. Con la differenza che l’Inghilterra non ha mai veramente fatto parte dell’Europa, se non geograficamente; leggi loro, regole loro, moneta loro, scarsissime concessioni di qualsiasi tipo. Gli scontenti saranno perlopiù nel numero di quelli che sull’Inghilterra hanno maggiormente investito: la Germania, ad esempio, proprio uno di quei Paesi la cui politica conservatrice e autoritaria viene vista, al contrario, come una delle principali ragioni della separazione. Tipo, riprendiamoci la nostra libertà! Ma questo era il grido di William Wallace, che era al contrario scozzese. Di quella Scozia che già due volte di seguito ha votato invece per unione e compattezza, comprendendo che i tempi cambiano e che l’isolamento non dà più frutti a nessuno, se non alle frange che, non trovando posti per sedersi, cerca di crearne di nuovi.
Il solo fatto che Donald Trump stia lodando gli inglesi che “si sono ripresi il loro Paese” dovrebbe essere sufficiente per i poveri (ma perfidi) albionici a sentire una stretta ai testicoli. Per il resto, al momento, e coi due anni di trattative per l’uscita dall’UE ancora da iniziare, tutto il resto è illazione pura, o terrorismo, o click baiting da manuale. Quanto all’incredulità con la quale il resto del mondo – quello che non ci specula – ha assistito all’esito del voto inglese, possiamo solo rimarcare la vecchia ma sempre valida osservazione di Bertrand Russell: “Non ci si può fidare che agiscano con umanità o pensino con giudizio né un uomo, né una folla, né una nazione quando sono sotto l’influenza di una grande paura”.