“La vita è un gran casino”. Apro Facebook qualche giorno fa ed è uno dei primi post dei miei amici che leggo. E mi viene da dire che in effetti è una grande verità. Che siamo nel pieno del caos, beh, mi sembra piuttosto palese. Sembra quasi un caos primordiale, dove nulla è definito, un caos che sta mettendo prima di tutto alla prova il nostro Paese.
C’è mancato poco che, per l’ennesima volta negli ultimi anni – anzi no, mi correggo, negli ultimi mesi – dovessimo disfare e rifare un governo che non riesce a trovare soluzioni sensate che ci risollevino da un momento davvero buio che ci sta facendo davvero naufragare e piano piano affondare.
E il mio pensiero va a coloro che sono naufragati e affondati, mentre cercavano un modo per riemergere dal caos e ricominciare dando un nuovo ordine alla propria vita: centinaia di persone, morte su un barcone che voleva sbarcare a Lampedusa. Loro, purtroppo, dal caos non potranno più emergere.
Siamo nel caos. Lo sono io stessa, giovane e -più o meno- ridente donna italiana nel pieno della sua vita. Lo sono io che cerco di sopravvivere, lavorativamente e non, in un momento particolarmente delicato.
L’esoterismo, e in particolare la filosofia che sta dietro i tarocchi, a volte può fornire una valida prospettiva in momenti come questi: ci sono, infatti, numerosi arcani che guardano ai momenti di crisi in modo molto produttivo, vedendoli come opportunità preziose di fare tabula rasa e ricominciare.
Se prendiamo, ad esempio, la Morte, la Torre e il Matto, sono tutte carte che parlano di caos, crisi, certezze perdute, difficoltà attraverso le quali è necessario passare per trovare la propria strada, una strada migliore, più consapevole, memore degli errori commessi in precedenza. I momenti di crisi sono vissuti quasi come una sorta di catarsi, l’occasione per liberarsi di catene e meccanismi errati che ci distolgono dal cammino ottimale, quello che ci permette di realizzarci appieno.
Ma nonostante io sia da sempre fiduciosa nei messaggi delle carte, sarà forse il particolare momento storico ma succede sempre più spesso che il mio bicchiere – quando lo guardo – risulti mezzo vuoto.
In fondo, guardiamoci negli occhi e chiediamoci con sincerità: quanti di noi trentenni stanno vivendo con ottimismo questo momento di caos dove tutto traballa? Dove il Paese in cui viviamo sembra non imparare dai propri errori e sembra non essere consapevole né dei propri limiti né delle proprie possibilità? Dove ottenere un contratto che non ci cataloghi come grandi fan del precariato è quasi utopia? Dove è necessario guardare prima nel proprio conto corrente in banca piuttosto che nel proprio cuore per decidere se si può mettere su famiglia, se si può vivere seguendo le proprie passioni smettendo di rinunciare a ciò che effettivamente ci rende felici perché si fa fatica ad arrivare alla fine del mese.
Nahimana oggi è un po’ arrabbiata. Ma non credo che la mia rabbia sia tanto diversa da quella di tanti miei coetanei e non solo.