Nardella reggente, il consiglio comunale si congeda da Renzi

Doppia delibera del consiglio comunale, la prima per dichiarare decaduto Renzi, poi per  l'immediata esecutività. Il presidente del consiglio Eugenio Giani precisa l'importanza del passaggio, ma il vicesindaco reduce dalla vittoria delle primarie di partito per la corsa a sindaco commenta: “Entrerò nello studio Clemente VII (quello del sindaco, ndr) solo dopo il passaggio delle elezioni di maggio”. Insomma, neanche il tempo di tirare il fiato per il freschissimo vincitore delle primarie, che puntuale si presenta in un consiglio comunale insolitamente mattutino per la discussione, che si prospetta lunga, sul regolamento urbanistico e la sua approvazione. In ogni caso, il passaggio istituzionale avvenuto stamattina pone Nardella in pieno nel ruolo di vicesindaco reggente, oltre che candidato Pd a quella stessa poltrona su cui già siede, sia pure da "reggente".Intanto il vincitore si gode la percentuale bulgara (9.500 voti circa su 11.500 votanti) e pensa alla squadra da portarsi a Palazzo in caso di vittoria alle elezioni di maggio. Molte le voci, molti i cambi che sembrano doversi attuare nel caso in cui le elezioni di maggio diano la vittoria a Dario Nardella. Fra tutte le possibilità di cui si vocifera, un punto fermo sembrerebbe rimanere: vale a dire, la permanenza nella nuova squadra di Alessandro Petretto, assessore “tecnico” al bilancio e quindi ai cordoni della borsa.

Intanto si registrano i commenti del giorno dopo da parte dei due ormai ex-competitor. Un risultato costruito in poco meno di tre settimane, volutamente staccato dalle correnti interne del PD. E' questo, ciò che emerge parlando con Alessandro Lo Presti, il competitor di Nardella che ha rifiutato appartenenze di area per puntare su un progetto che, appunto, “non contempla diritti di proprietà partitici”. Il che vuol dire, in buona sostanza, saper di partecipare ad una sfida difficilissima. La proposta era (ed è) complessa, articolata tanto che Lo Presti non si abbatte: “Si tratta di un progetto che, appunto in quanto si pone al di là degli schieramenti partitici, continueremo a portare avanti e a far conoscere alla gente”.

Risultato non inaspettato anche per Iacopo Ghelli, area Civati, che ha strappato, sugli 11mila 500 votanti che ieri si sono recati alle urne, un migliaio di voti, circa il 9%. “Il risultato, semmai, mi ha rinfrancato – commenta l'esponente civatiano – sembrava impossibile raggiungere anche solo mille cittadini con un tempo di campagna elettorale di tre settimane, non di tre mesi. E tuttavia, ritengo che due errori commessi dal Pd in questa tornata di primarie lasceranno strascichi difficili da guarire. Il primo, un errore organizzativo, che riguarda i tempi ma anche il “defilarsi” del candidato “forte” da ogni dibattito, da quello annunciato su Controradio a tutti quelli richiesti da associazioni e perfino da circoli di partito. E' una delle poche volte che il candidato “vincente” si sottrae ai confronti e alla messa a confronto dei punti programmatici. Il secondo, un evidente problema di rapporto fra il partito e la città: dal momento che dai dati sembrerebbe apparire una percentuale veramente bassa di votanti iscritti al Pd, il campanello d'allarme dovrebbe suonare forte e chiaro almeno per il segretario cittadino”. E per il futuro? “Le nostre idee e i nostri valori sono quelli portati avanti in questi anni, e non mutano. Continueremo a guardare con interesse a tutto ciò che accade alla nostra sinistra. In particolare in questo momento,  in cui il Pd dovrà cominciare a chiedersi qualcosa sulle alleanze …”.

 

 

 

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