Firenze – La collezione dei “Tesori Buccellati”, ossia i capolavori delle oreficerie di Mario e Gianmaria Buccellati, è approdata al Museo degli Argenti di Palazzo Pitti, per un’ampia esposizione ( fino al 22 febbraio p. v.), coronando così l’attività della grande Casa orafa famosa in tutto il mondo . Si tratta di oltre cento opere tra gioielli e argenti, di cui 32 resteranno stabilmente al Museo degli Argenti, concesse in comodato dalla “Fondazione Gianmaria Buccellati”, a costituire una prestigiosa, particolare sala nel museo stesso.
Saranno rappresentati cento anni dell’arte orafa italiana, impersonati soprattutto da Mario Buccellati e dal figlio Gianmaria , che non ha paragoni per significato storico e artistico, ma anche imprenditoriale. Infatti , sia il capostipite della famiglia, Mario, classico self made man ( nato ad Ancona nel 1891 orfano di padre, apprendista orafo a Milano) che il figlio Gianmari , hanno avuto la duplice capacità di essere sia artigiani –artisti che imprenditori, imponendosi , con la loro produzione, all’attenzione internazionale , distribuendo le loro boutiques dalle più importanti capitali europee.- Roma, Madrid, Parigi ,Londra.-. fino a Hong Kong, New York, Tokio; facendosi apprezzare dai Vip del momento , lungo tutto un secolo, da Gabriele D’Annunzio a Grace di Monaco, ai Papi di turno .
La fortuna di Mario fu dovuta , fra l’altro , proprio all’incontro con D’Annuzio, che diventò suo cliente fisso, ordinando all’orefice milanese preziosi di ogni genere, per sé e la sue amanti, con motti ,iscrizioni, stemmi. Mario fondòì quello che fu chiamato lo “stile Buccellati “, uno stile colto, ricco di memorie rinascimentali e di tecnica sopaffina: bracciali e spille lavorati a ‘tulle’ o a ‘nido d’ape’. Ma lo studio dell’antico, i segreti di lavorazione, la conoscenza dei materiali preziosi , il gusto per gli assemblamenti furono la vera base del successo oltre, ovviamente, al senso degli affari. Basti ricordare, di lui, la riproduzione fedele.-.quasi una scommessa.-. nei materiali e nella fattura, delle” Coppe di Boscoreale”, ritrovate nell’omonimo sito archeologico vicino a Pompei , che faranno parte della collezione di Palazzo Pitti.
Ebbe la fortuna di avere figli che collaborarono all’impresa, chi in un modo chi in un altro. Ma fu soprattutto Gianmaria (Milano 1929) il suo vero erede, nella capacità artistica e relazionale. Sostenuto dal padre, che ne intuì le precoci qualità, ha continuato la tradizione nell’ innovazione . Visitatore attento e affascinato del Museo degli Argenti di Firenze, prese ispirazione dai tesori dei Medici, dai vasi in pietre dure del Magnifico ai gioielli dell’Elettrice Palatina, per realizzare opere di gusto personalissimo da lui disegnate ,ma con riferimenti rinascimentali e barocchi per la preziosità dei materiali e della lavorazione. Gianmaria dette vita a una serie di “OggettiPreziosi”, come lui stesso li chiamò, fra cui ricordiamo la “Coppa dell’Amore”, con vere e proprie piccole sculture di Venere e Cupidi.
Altro pezzo davvero straordinario, da “disfida fra antichi e moderni”.-.per dirla con la frase di una famosa querelle letteraria.-. è lo “Scrigno mediceo”, un preziosissimo cofanetto a pianta esagonale ,in acciaio ,oro e brillanti, concepita da Gianmaria come opera prima per la collezione oggi affidata al Museo degli Argenti. La mostra è stata curata da Riccardo Gennaioli con Maria Sframeli, per la nuova sala museale, e presentata da Cristina Acidini con un commosso Gianmaria Buccellati che , a ottantacinque anni , si è visto assurgere all’Olimpo dei grandi ,fra i lapislazzuli del Buontalenti e gli medicei . Ma non ha voluto essere troppo da meno: per l’occasione ha creato la bellissima “Coppa Florentia”in cristallo di rocca , oro , zaffiri e tsavoriti.