Molestata dal capo, viene licenziata e reintegrata

Una donna che lavorava per una piccola impresa fiorentina ha vinto una causa per mobbing contro il suo datore di lavoro ed è potuta tornare a sedere dietro la sua vecchia scrivania. La sua storia, resa nota dalla Fillea Cgil di Firenze, inizia nel 2009, quando il capo iniziò a chiederle favori, commissioni personali e perfino di portargli a spasso il cane. Dopo le prime richieste, il datore di lavoro divenne sempre più pressante con la dipendente, arrivando ad avances di tipo sessuale. La donna rifiutò, ed il capufficio la licenziò. La donna, però, non si dette per vinta e, nonostante fosse caduta in uno stato di depressione a causa della perdita del lavoro e di alcuni di episodi di molestie sessuali da parte del capo, intentò una causa contro l’ex datore di lavoro. La vicenda si è ora conclusa con il reintegro della lavoratrice, che aveva perso il lavoro nel febbraio del 2011. L’azienda non soltanto la dovrà riassumere, ma dovrà corrisponderle anche un risarcimento per il danno causatole dal suo capo, ossia pagarle le mensilità che le spettavano dal giorno del licenziamento a quello del reintegro, ossia 21 mesi di stipendio.

Foto: http://www.blog.studenti.it

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