Miracolo al Cervi! Un 25 aprile finalmente in grado di fare memoria ed al contempo individuare i fascismi contemporanei. I tupamaros locali tornano a casa con la coda tra le gambe. Brava Albertina!

Nelle campagne ove avvenne il sacrificio più numeroso di un’intera famiglia ad opera dai nazifascisti, anche grazie alla presidenza di una donna (non comunista, va detto, ndr) colta, intelligente e coi contromaroni, al secolo Albertina Soliani (che di recente “ha salvato l’onore” dell’Anpi correggendo le maldestre dichiarazioni del presidente Gianfranco Pagliarulo sull’Ucraina) si è celebrato un 25 aprile libero dagli orpelli di nostalgie anni ’70. Sul palco anche Diana Bota, la giovane ucraina che vive in provincia di Reggio e che ha organizzato la manifestazione dello scorso 26 febbraio “Un anno di Resistenza ucraina”, poi un’attivista curda, un’iraniana, la partigiana Teresa Vergalli, la stessa Soliani per Myanmar. Insomma dalla memoria degli orrori del passato all’individuazione delle dittature e dei tiranni della contemporaneità. Poveri tupamaros nostrani, non resta loro che il buen retiro a Casa Bettola (satira?). Nella foto Albertina Soliani che fa una smorfia compassata ma compiaciuta dopo il nostro, peraltro sentito, panegirico

Pienone a Casa Cervi (video) per la Festa della Liberazione. Oltre 15mila persone – tantissime arrivate anche da fuori provincia – hanno preso parte al maxi evento nella grande area verde di Gattatico di Reggio Emilia attorno al museo dedicato ai sette fratelli partigiani uccisi dai nazifascisti. Un luogo simbolo che ogni anno sta diventando sempre più il centro del 25 Aprile per commemorare la Resistenza.

Un’atmosfera di grande entusiasmo tra canti, musica, buon cibo della tradizione emiliana (con l’ormai classica ‘pastasciuttata antifascista’) spettacoli e appuntamenti culturali con ospiti di spessore. La festa si è aperta a mezzogiorno col concerto di Vinicio Capossela assieme alla cantautrice Mara Redeghieri che hanno eseguito “Staffette in bicicletta”, singolo del nuovo album di Capossela “Tredici canzoni urgenti”. Alle 13 tutti nel Museo con lo spettacolo: “Fiori per un nome di battaglia con l’attrice Moira Mion.

“D’Alema di’ una cosa di sinistra…”. Un emozionato assessore Lanfranco de Franco col già girotondino ed eterno regista Nanni Moretti. Nel suo nuovo film Moretti sostiene che se l’Urss nel 1956 non avesse invaso l’Ungheria ed il Pci non avesse appoggiato la criminale occupazione, le cose per il comunismo mondiale sarebbero andate diversamente, cioè molto meglio…anche mia nonna però se avesse avuto le ruote sarebbe stata una carriola

Alle 14,30 il momento istituzionale con gli interventi di Albertina Soliani, presidente dell’istituto Cervi, accolta da una grande ovazione tanto da riuscire a stento a parlare (“Penso al 25 aprile del ’45 come un’ alleluia di resurrezione del Paese. Come si fa oggi a dimenticare? Come si fa a mettere in discussione quel passaggio che ha cambiato la nostra vita, del nostro Paese e del mondo? Il 25 aprile oggi si chiama: fratelli tutti, pace, democrazia. Questa è l’eredità che di nuovo dobbiamo lasciare alle nuove generazioni”, ha detto) e poi il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, il presidente della Provincia Giorgio Zanni e i sindaci di Gattatico e Campegine Luca Ronzoni e Alessandro Spanò.

Mega selfie di amministratori antifascisti con imbucati

Alle 15,30 tutti a cantare “Bella Ciao” con Cisco e la Bandabardò (video), mentre dalle 16,30 si sono alternate sul palco donne protagoniste o testimoni della Resistenza, dalla staffetta partigiana Teresa Vergalli alla giornalista Francesca Mannocchi inviata di guerra in Ucraina, all’attivista ucraina Diana Bota, alla ministra del Myanmar Zin Mar Aung, alle attiviste Gulala Salih e Pegah Moshir Pour (Kurdistan e Iran).

Ma la festa è continuata fino a sera: gran finale con l’atteso concerto de Lo Stato Sociale.

Maria Giuseppina Bo
(il Resto del Carlino)

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