Trenta per cento, insomma, la minoranza del Pd, cittadino, quella che “avrebbe dovuto” secondo previsione votare “contro”, ha scelto la linea dell'astensione rispetto alla conferma della candidatura di Matteo Renzi alle prossime amministrative di maggio. Perché? Le motivazioni di una scelta che a molti potrebbe apparire di difficile interpretazione le dà uno dei rappresentanti della cosidetta “minoranza”, Alessandro Lo Presti, della direzione regionale del Pd.
“Ci sono due annotazioni da fare – dice Lo Presti – che stanno entrambe a monte della scelta di ieri. La prima si basa sull”'atmosfera” dell'assemblea: quella di ieri è stata una riunione con un clima positivo, molto diverso da quello dilacerante che si era avuto nella precedente riunione della direzione regionale. Un segnale che comunque all'interno del partito si ricomincia a dialogare. La seconda, che comunque, e non possiamo nascondercelo, si partiva da un errore secondo noi dovuto a un'arroganza non necessaria, quella di aver voluto a tutti i costi cambiare il regolamento in corso d'opera”. Il riferimento è la modifica voluta dalla maggioranza renziana ai quorum delle precedenti regole. Blitz che aveva fatto infuriare la minoranza del Pd, quel 35% che si era riconosciuto nel “gruppo” di George Samson, che aveva votato contro.
Ma questo passaggio, in realtà non è affatto rientrato. Anzi, è servito a Renzi per “sbaragliare” ogni tentativo di primarie. “E' vero – continua Lo Presti – ma è proprio su queste basi che abbiamo tenuto, con l'astensione, a rimarcare la differenza che compete alla minoranza. Del resto, vale comunque il discorso che la maggioranza ieri ha posto ai voti un documento “dialogante”, tant'è vero che vi sono state accolte le istanze da noi espressamente poste”.
Si tratta in soldoni di tre punti precisi, che sono stati accolti all'interno del documento passato in assemblea cittadina: “Al primo punto, l'accordo che, se Renzi dovesse essere chiamato altrove prima delle elezioni, si fanno le primarie – spiega Lo Presti – in secondo luogo, l'eventuale coalizione che nasce in vista delle elezioni di maggio deve riconoscersi nei valori del centrosinistra; in terzo luogo è stato messo all'odg che il programma verrà stilato col metodo della partecipazione, coinvolgendo i circoli cittadini, gli iscritti, ecc”.
Di fatto , dunque, la minoranza rifiuta di farsi confinare in uno sterile Aventino, ma, sulla base delle tre aperture ricordate da Lo Presti, ha ritenuto di potere optare per un '”astensione dialogante”.
“Non si cancellano le differenze – conclude Lo Presti – visto che il cambio delle regole in corsa è un atto che non ci ha per niente convinto, che porta anche l'aggravante di costituire proprio ciò che Renzi ha sempre detto di non volere, vale a dire il cambiamento delle regole mentre si gioca; ma, d'altro canto, il fatto che si sia creata una sorta di positività e dialogo fra maggioranza e minoranza è un'occasione troppo importante per non tenerne conto. Lo dimostrano i tre punti ufficializzati nel documento poi passato in assemblea”.