Minacce, ricatti e vendette. Se non ci date tempo il Governo ha le ore contate, tuonano da centrodestra. L’eventuale fine delle larghe intese è un atto irresponsabile per l’Italia intera, moralizzano quelli del Pd.
Sul fatto che il consesso senatoriale non avrebbe trovato un’intesa celere vi erano pochi dubbi. Come prevedibile la partita si gioca in una dimensione temporale, oltre che legale. I berlusconiani volti a far rispettare il principio secondo cui la “legge è uguale per tutti” e a prender tempo affinchè si possa vagliare il caso del Cavaliere in maniera più approfondita; i pidiellini ansiosi di velocizzare il pronunciamento della Giunta senza fare sconti.

La vicenda, entrata nel vivo solo ieri ma anticipata da un pre-partita folto di scaramucce, è un vaso di Pandora la cui apertura dipende dalle decisioni della Giunta, da quella volontà delle due parti di venirsi incontro che al momento sembra un miraggio. Il polverone che spazzerà via il governo Letta qualora si vada subito al voto è una certezza puntellata ieri da Renato Schifani, capogruppo Pdl al Senato, che ha avvertito che la maggioranza verrebbe meno se i senatori Pd e 5 stelle voteranno contro le pregiudiziali presentate dal relatore Andrea Augello. Intanto il senatore Pd Nicola Latorre, invitando gli esponenti dell’altro schieramento a non ricercare cavilli legali di trent’anni fa a cui aggrapparsi, li paragonava al manzoniano “Azzecca-garbugli”.
Le tre alternative messe sul piatto della bilancia da Augello sono frutto di un’analisi ai raggi X della legge Severino, normativa che evidentemente lascia troppe zone d’ombra e che, secondo il Pdl, potrebbe essere giudicata dalla Corte Costituzionale, bocciata direttamente dalla Giunta perchè incostituzionale o, infine, rinviata alla Corte di Giustizia Europea in Lussemburgo.
La più sbrigativa tra le proposte avanzate dal relatore è la seconda, per la quale è però necessario un accordo condiviso tra i membri della Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato. Uno scoglio difficile da superare se non con un cambio di rotta, verso la Consulta o verso il Lussemburgo, con la speranza che Pandora non apra quel vaso.