“Quella di percorrere la via della riconfigurazione di settori urbani, oggi disattivati e dismessi, è una possibilità su cui la Città metropolitana avrebbe dovuto lavorare – sottolinea la nota – un vaglio sapiente avrebbe consentito il mantenimento della fertilità dei suoli e l’accudimento delle campagne superstiti che hanno effetti di mitigazione climatica e di assorbimento del carbonio e delle acque meteoriche. Collocare il Viola Park all’interno di aree vuote interne al perimetro della città costruita – Osmannoro, area ex Nobel, distretto tessile, macrolotti, caserme vuote o altrove – avrebbe avuto l’effetto di rivitalizzare settori urbani che languono in attesa di operazioni di speculazione fondiaria. Avrebbe potuto costituire, al tempo stesso, un’operazione di ossigenazione ambientale e un’occasione per dotare di verde pubblico e sportivo, quartieri e popolazioni che ne sentono drammaticamente bisogno. L’occasione perduta rende ancor più inaccettabile il livello degli attacchi personali ricevuti da Rombai che ha dedicato le sue conoscenze di geografo e professore universitario, alla difesa del patrimonio storico-artistico e degli ambienti di vita”.