Un gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze (Pilario Costagliola, Marco Benvenuti, Elena Pecchioni, Alberto Vaiani e Francesco Landucci) e dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del CNR della sede di Firenze (Giacomo Corti e Marco Bonini) ha studiato lo stato di conservazione di una delle opere più famose di tutti i tempi, il David di Michelangelo. Il “divino” Buonarroti scolpì la sua scultura più celebre in un marmo che, giacente all’Opera del Duomo, altri avevano tentato di modellare senza successo. Dal pezzo di marmo che si rompeva sotto i colpi di scalpello di grandi artisti, Michelangelo seppe ricavare il David, simbolo della Repubblica fiorentina dopo la cacciata dei Medici. Ma quel marmo è rimasto soggetto a piccolissime fratture, che interessano soprattutto la porzione inferiore dell’opera.
Tutelare il David significa conoscerne le debolezze. Già dall’Ottocento vennero notate delle piccole crepe sulle gambe dell’uccisore di Golia michelangiolesco. Il capolavoro del Rinascimento italiano in scultura avrebbe delle venature nelle gambe, nella caviglia sinistra, nel tronco d’albero che sostiene la gamba destra. Queste microfratture minacciano la stabilità dell’opera che i turisti possono ammirare in tutta la sua magnificenza nella Galleria dell’Accademia di Firenze.
Il team di ricercatori dell’Ateneo del capoluogo toscano ha cercato di studiare come prevenire il deterioramento dell’opera realizzando un modello in scala del David e sottoponendolo ad un’accelerazione di gravità, così da evidenziare la mole delle lesioni ed il rischio dei futuri deterioramenti. L’articolo Modelling the failure mechanisms of Michelangelo’s David through small-scale centrifuge experiments, pubblicato sul “Journal of Culture Heritage”, è dunque un innovativo studio che risulta fondamentale per la conservazione di una delle opere più celebri del nostro patrimonio artistico.