Massari e la sua giunta “delriana”, un po’ naif con retrogusto vintage

Un “sapiente” mix di gioco di correnti, la “regola dei 5”, e un sapore antico anni ’80

E’ nata la nuova giunta di Reggio Emilia, con poche sorprese e soprattutto senza segnali evidenti di quella conclamata discontinuità con la quale Massari aveva voluto caratterizzare, in particolare nelle prime fasi, la sua campagna elettorale, per prendere un po’ le distanze dall’immagine di Luca Vecchi, logorata da dieci anni di difficile navigazione alla guida delle città.

In realtà la giunta è, mutatis mutandis, una specie di fotocopia della precedente amministrazione Vecchi, con in più un forte sapore vintage anni ’80 e un limite, quello di risentire dell’età anagrafica del nuovo sindaco e soprattutto del suo entourage di consigliori, dove i 70enni prevalgono nettamente sui 30enni. Avere i capelli grigi infatti può essere sinonimo di esperienza, ma a volte anche di difficoltà nello stare al passo con i vorticosi cambiamenti ai quali ci costringe la modernità.

Così di primo acchito la giunta di Marco Massari parrebbe più delriana di quelle di Delrio…ma non esageriamo dai. Auguriamo loro davvero buon lavoro

L’esistenza delle correnti nel Pd a Reggio è ufficialmente inesistente o incerta come quella di Dio, ma, come suggerisce Blaise Pascal (che ha ribaltato l’affermazione di Ugo Grozio “etsi Deus non daretur”), è meglio comportarsi come se ci fossero. Massari ha imposto la curiosa regola dei 5: cioè i 5 consiglieri più votati sono entrati direttamente in giunta. Le primarie, aborrite per la scelta del sindaco, sarebbero così state celebrate direttamente nelle urne per la scelta degli assessori. Una trovata, la regola del 5, che ha azzerato i margini di negoziazione dei partiti (Pd in primis) e soddisfatto le aspirazioni delle correnti, in particolare di quella che fa capo a Delrio.

Perciò nella nuova giunta abbiamo due esponenti dell’area Schlein, tra cui Mister 1.500 preferenze e passa Lanfranco de Franco (il quale ha lasciato la patata bollente di Casa e Politiche Abitative alla Rabitti, così sarà lei a vedersela coi vari comitati, tipo quello di via Paradisi), due dell’area Delrio-Castagnetti, ovvero Annalisa Rabitti e Davide Prandi, e due in coabitazione tra area Schlein e cattodem, cioè il 71enne Marco Mietto (proveniente da una delle storiche famiglie cattoliche della città, infatti è “de sinistra”, ma figlio di due ex Segretari della Dc reggiana) e il 70enne Piergiorgio Paterlini, di fatto un assessore bis alla cultura ma senza portafoglio e privo di personale alle dipendenze. Non è elegante, specie in tempi di vacche magrissime, moltiplicare le poltrone assessorili per mettere d’accordo equilibri, appetiti e ambizioni varie, e dunque ecco la diarchia Mietto-Paterlini:  è sufficiente chiamarne uno “superconsulente”, invece che assessore, e il gioco è fatto. Così, nel segno implicito di “ciuu is mei che uan”, a Mietto, esperto di politiche giovanili, Massari ha aggiunto Paterlini, scrittore di una certa fama e con buone entrature nella politica locale e nazionale, che agli ex figiciotti reggiani ricorda i tempi belli ma giurassici degli anni ’80, quando c’era ancora il Partito Comunista e a Montecchio Paterlini co-organizzava la festa della rivista satirica “Cuore” diretta da Michele Serra.

Una poltrona (quella alla Cultura) per due: Marco Mietto assessore e Piergiorgio Paterlini (in foto) superconsulente: 141 anni in due. Diciamo che di certo non manca loro l’esperienza

L’altra nomina un po’ singolare è quella del 64enne Carlo Pasini, ex amministratore delegato di Studio Alfa del gruppo Iren. Nel cruciale assessorato all’urbanistica, che a Reggio ha la stessa importanza che hanno l’insegnamento degli Editti del Profeta nelle Madrasse coraniche, Pasini prende il posto di Alex Pratissoli, altro ex dirigente di Studio Alfa. Una presenza in giunta, quella del gruppo Iren, che si conferma e si aggiunge a quelle già detenute dalla multiutility, direttamente o indirettamente, in istituzioni come Reggio Children, Palazzo Magnani e i Teatri.

Siamo anche curiosi di vedere come se la caverà nei rapporti con le scuole cattoliche la neo assessora Marwa Mahmoud, egiziana e islamica. Anche a lei il nostro più sincero in bocca al lupo.

L’unica vera innovazione ci sembra Stefania Bondavalli al centro storico. La sostituzione della Sidoli, secondo le regole ferree della politica, era obbligata, vista la magra figura dei centristi IV e di Azione alle amministrative, ma i legami trasversali della ex giornalista di Telereggio con gli ambienti più vari della città, a cominciare da quelli consolidati col mondo confindustriale, unitamente alla barca di preferenze che l’hanno portata in Piazza Prampolini, fanno di lei un assessore forte, con buoni margini di autonomia politica.

Grande Cena di Boorea, ore 23 e rotti, gianpar interrompe villanamente il fitto interloquire dei protagonisti al tavolo che conta, con voce garrula e domanda fuori luogo: “Stefy, che assessorato ti hanno appioppato?”. La Bondavalli, molto elegantemente svicola la risposta e con un ammiccamento lascia comunque intendere che, sì, una qualche delega l’attende

Insomma, non si direbbe esattamente una giunta da sogno, per dirla alla Briatore, e tutto sommato Massari e il suo entourage sembrano avere portato al potere un gruppo di uomini e donne non propriamente ispirati dalla fantasia. Piuttosto sfogliando il più usato Manuale Cencelli, con un pizzico (ma solo un pelino) del più locale Manuale Cianciulli, per utilizzare una metafora vivace, data la “saponificazione” degli esponenti di sinistra-sinistra a parte un paio di inevitabili casi. Se non altro, il profilo di questa giunta lascia spazio alle ambizioni di rivincita del centro-destra, se finalmente inizierà a mettere il naso al di fuori del centro storico e fare un po’ di attività anche nei quartieri. Tuttavia ricordiamo che i reggiani, anche se con il più alto tasso di astensione di sempre, Massari l’hanno votato, e dunque chi ha messo su questa compagine governativa ha avuto tutto il diritto di farlo.

Lanfranco de Franco, vicesindaco, col convitato di pietra o assessore mancato Federico Amico, la cui esclusione rischia di creare un bell’ingorgo in vista delle regionali

L’impressione è che il Pd, che ha vinto nettamente le elezioni, abbia portato a casa meno di ciò che gli sarebbe spettato. E che il segretario Massimo Gazza alla fine abbia dovuto mangiare una minestra preparata e servita da altri. Altri chi? Ma quelli del Pattone, naturalmente, o i poteri forti, se preferite. Tra i grandi esclusi, rimasti a bocca asciutta malgrado gli insistenti rumors rimbalzati più volte sui giornali, spiccano il segretario cittadino del Pd Gianluca Cantergiani e il consigliere regionale Federico Amico, la cui mancata nomina creerà un notevole ingorgo alle imminenti elezioni regionali. Dove tra Luca Vecchi, Alessio Mammi, Federico Amico, Andrea Costa, ecc. la competizione sarà serrata.

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  1. Chiedo: la Bondavalli era a fare la consigliera in Regione, pagata diverse migliaia di euro dalle tasse di noi contribuenti. Ora fa l’assessore a Reggio, pagata altrettante migliaia di euro, sempre dalle tasse. Per farlo si è dimessa dal ruolo in Regione (e nel caso, chi l’ha sostituita?) oppure mantiene entrambi i ruoli?

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