Selezioni Maggio, speranze e delusioni

Nel giorno delle polemiche per le nuove maschere assunte al Maggio (per l'esclusione del “vecchio” personale di sala che ha scritto una lettera aperta al vicesindaco Nardella chiedendo di rifare la selezione), Stamp è riuscita a parlare con uno di quei 1070 candidati che si sono riversati ai colloqui del teatro fiorentino nella speranza di un lavoro, seppur a tempo determinato. Alessandra, 24 anni, laureata in lingue, con un'ottima conoscenza di inglese, francese e spagnolo, alla fine è tornata a casa a mani vuote e con in tasca qualche dubbio di troppo: “Non ho avuto nemmeno il tempo di parlare, ci hanno dato 10 secondi netti per presentarci e descrivere il curriculum. Chi si dilungava veniva interrotto bruscamente”. Una selezione frettolosa, in gruppi da 10 persone, e condita da un particolare modus operandi: “Alla fine della presentazione ci hanno chiesto di indicare chi, secondo noi all'interno del gruppo, potesse essere la persona più adatta per quel lavoro”.

Colloquio in stile reality, insomma. “Di colloqui di gruppo ne ho fatti anche altri, per altri lavori, ma nessuno mi aveva mai chiesto di indicare un'altra persona. Personalmente ho fatto il nome di una ragazza con cui avevo parlato poco prima, perché non conoscevo nessuno. E anche gli altri credo abbiano fatto lo stesso. Però dovevano essere loro a giudicare, non certo noi”. Alessandra, tuttavia, non ha rimpianti: “Conosco benissimo tre lingue, vista anche la laurea conseguita, e sinceramente non so dove possa aver sbagliato. Sono arrivata alla seconda prova, “sbaragliando” oltre 700 candidati alla prima, che consisteva in un colloquio orale in inglese, la mia materia preferita”. E si domanda ancora, perplessa: “Cosa potevo fare di più? Non posso sapere nemmeno dove ho sbagliato visto che le prove erano tutte orali. ”. E infine aggiunge: “E pensare che da tre anni ho la MaggioCard, mi ero appassionata alla loro musica e mi sarebbe davvero piaciuto lavorarci”.

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