Firenze – I collaboratori di giustizia aprono un problema importante, quando sono di nazionalità straniera. E, in un quadro dove la criminalità organizzata internazionale diventa sempre più padrona della situazione e dei territori, poter contare su coloro che ritengono sia venuto il momento di cambiare vita è importante. Ma per fare questo, il sistema dei pentiti, che è stato utilizzato con successo in Italia sia per quanto riguarda il terrorismo sia per quel che riguarda le cosche, non può essere applicato se il “pentito” è un cittadino straniero. Di questa tematica fondamentale per la lotta alle mafie si è parlato ieri, nel corso della presentazione dell’ultimo libro del procuratore capo della Procura di Prato, Luca Tescaroli, titolato: “1993-1994. Il biennio di sangue”, nella sala Pegaso della Presidenza della Regione Toscana. Ed è in questa occasione che il presidente Eugenio Giani, con l’assessore Stefano Ciuoffo, hanno esplicitato formalmente il loro sostegno a una legge nazionale che vada in tal senso.
“D’intesa con il Consiglio regionale e assieme all’assessore Ciuoffo – ha dichiarato il presidente Giani – la Regione Toscana intende prendere l’iniziativa per chiedere al Parlamento di approvare tutti gli strumenti normativi in grado di aiutarci nel trattamento delle informazioni che vengono dai collaboratori di giustizia stranieri, permettendo così agli investigatori e alla magistratura di operare al meglio anche in inchieste che riguardano la Toscana”
“Riguardo a certe forme di illegalità diffusa, con particolare riguardo alla mafie – ha detto l’assessore Ciuoffo – non possiamo attualmente valerci della collaborazione di persone disposte a rivelare come operano i sistemi criminali, dato che la legislazione vigente limita ai cittadini italiani la prerogativa di poter usufruire dei benefici derivanti dalle rivelazioni di importanti informazioni a riguardo. Questo sarebbe importante per ripristinare la legalità dove oggi lo sfruttamento di esseri umani ed il disprezzo delle regole sono più frequenti”.
“Offrire una forma di protezione e di assistenza anche per i cittadini stranieri che collaborano fattivamente alle indagini – aggiunge il procuratore Tescaroli – significa poter fruire di un apporto utile a poter comprendere meglio e dall’interno il funzionamento e le strategie delle organizzazioni criminali. Bene ha detto il Presidente della Regione Eugenio Giani che attribuisce il giusto valore a questo contributo e comprende quanto sia decisivo l’apporto dei collaboratori di giustizia. A questa iniziativa, che il presidente ha annunciato di voler adottare assieme all’assessore Ciuoffo, va tutto il mio personale apprezzamento e sostegno”.