Firenze – Mafie, due iniziative si sono tenute stamattina a Firenze, la Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie al Cinema della Compagnia dove si è tenuta l’iniziativa di Libera Toscana e, nel Salone dei 500 a Palazzo Vecchio, il convegno dal titolo “Cultura e sport nel contrasto alle mafie”.
Più di mille i nomi delle vittime innocenti letti stamani dagli organizzatori dell’appuntamento ormai tradizionale, ovvero Libera e Avviso Pubblico. Sono 108 i nomi dei bambini. Come ricorda il presidente del consiglio comunale Luca Milani, la ricorrenza del 21 marzo dedicata alle vittime innocenti della violenza mafiosa, nasce dalla accorata domanda di una madre, quella del capo scorta di Giovanni Falcone Antonino Montinaro, rivolta a don Luigi Ciotti il primo anno dell’anniversario della strage di Capaci: La donna prende le mani di don Luigi e gli dice: «Sono la mamma di Antonino Montinaro, il capo scorta di Giovanni Falcone. Perché il nome di mio figlio non lo dicono mai? È morto come gli altri”.
“Ogni nome è una storia di una persona, di una famiglia, di una comunità e ognuno di noi deve sentire per ogni persona che ha perso la vita a causa della mafia un grande senso di responsabilità e tanta riconoscenza. Come Istituzioni abbiamo sulle spalle il peso e la responsabilità di dover mandare messaggi forti di speranza e di consapevolezza di quanto sia fondamentale contrastare le mafie”, è il commento dell’assessora a Educazione e Welfare Sara Funaro, intervenuta all’iniziativa di Libera al Cinema della Compagnia, dove hanno aasistito all’eveto anche alcuni gruppi di studenti delle scuole fiorentine. Lo slogan di quest’anno è “Terra mia. Coltura cultura”.
“Ogni anno Libera manda messaggi forti e universali – ha continuato l’assessore – mettere insieme l’ambiente e la cultura permette di concentrare l’attenzione su questi due temi che sono due capisaldi della nostra azione amministrativa. Lavorare sull’ambiente a 360 gradi è importante perché come dice don Ciotti si tratta di rivedere anche i rapporti di forza e i soprusi che vengono esercitati anche sulle nostre terre dal punto di vista dello sfruttamento della forza lavoro; altrettanto importante è lavorare sulla cultura perché è l’arma più potente che abbiamo e ha la forza di scuotere le coscienze”.
“Per combattere le mafie non dobbiamo stare in silenzio; dobbiamo parlare, denunciare e tenere alta l’attenzione se vogliamo contrastare questo drammatico fenomeno – ha proseguito Funaro -. Il mostro della mafia esiste nel nostro Paese e nelle nostre regioni. Sono d’accordo con il procuratore Giuseppe Creazzo quando ha ricordato che tanti anni fa non c’era questa consapevolezza sul nostro territorio: in passato non c’era la consapevolezza che c’è oggi, sia da parte dei vari livelli istituzionali che dei cittadini, di quanto le infiltrazioni mafiose siano pericolose”.
In articolare sull’attività svolta in Toscana di contrasto alle mafie, “Sono orgoglioso di poter dire che negli ultimi anni, in particolare negli ultimi tre, sono stati sequestrati e proposti per la confisca beni per circa 100milioni di euro in Toscana. E’ un traguardo molto importante – ha detto il procuratore di Firenze, Giuseppe Creazzo, che aggiunge, ricordando la sua scadenza di mandato: “Questa è la mia ultima presenza in questo giorno di memoria. Cominciando a ripensare all’azione del mio ufficio, sono convinto di poter dire che da otto anni a questa parte il contrasto sul terreno alle mafie in Toscana è certamente migliorato. Sono aumentate le inchieste e la qualità delle inchieste, la quantità e la qualità delle confische e dei sequestri perché la maniera migliore di colpire la mafie è togliere il frutto dei loro illeciti guadagni, colpire la mafia nelle sue ricchezze è la maniera migliore di far venire meno la ragione sociale delle organizzazioni criminali”.
Anche il convegno in Palazzo Vecchio, che si è svolto all’interno delle celebrazioni de trentennale della Direzione Investigativa Antimafia, fortemente voluta da Giovanni Falcone, ha scelto due temi che sono due armi per combattere il cancro della criminalità organizzata, ovvero Sport e Cultura, accompagandoli con una mostra itinerante in Palazzo Vecchio.
La storia della DIA nasce nel 1991, da un’intuizione di Giovanni Falcone, e unisce le forze di polizia italiane, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, nella lotta alla criminalità organizzata diventando operativa all’indomani della strage di Capaci, il 24 maggio 1992, seguita tre mesi dopo da quella di via D’Amelio, dove trovarono la morte il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta.
La Toscana è fortemente scossa dalle infiltrazioni e dagli atti di mafia. A partire dagli allarmi lanciati in questi mesi dalla Fondazione Caponnetto e Libera, oltre al Procuratore Generale all’inaugurazione dell’anno giudiziario a Firenze. Il quadro che prefigurano è allarmante. Crescono i segnali di infiltrazioni malavitose nel tessuto economico toscano, facendo suonare l’allarme rosso per quanto riguarda il pericolo che da infiltrazioni si passi a presenza stabile della piovra in Toscana. Senza dimenticare che proprio la Toscana, proprio Firenze, ha ricevuto una sangunosa ferita dalla violenza mafiosa: la strage dei Georgofili.
Del resto, è proprio il Direttore Generale della DIA di Roma, il Dr. Maurizio Vallone, che, a margine dell’evento, ricorda quanto la Toscana sia appetibile e appetita dalle mafie: “Il territorio toscano – ricorda Vallone – storicamente è un territorio di aggressione dall’esterno da parte delle organizzazioni mafiose tradizionali e da parte delle nuove mafie, anche quelle straniere. In Toscana si sono svolte tante importanti operazioni, perché la Procura della Repubblica di Firenze ma anche le altre procure della Regione hanno un grande impatto e una grande attenzione. Storicamente sono legate alle indagini sulle stragi, perché la competenza è di Firenze, a seguito della strage dei Georgofili, per cui da 30 anni le Procure toscane lavorano sul contrasto alle organizzazioni mafiose in ambito nazionale”.
L’attenzione dunque è alta, dal momento che, secondo Vallone, si tratta ancora di una regione sana, “una regione produttivamente importante e scevra da grandi infiltrazioni criminali, una delle poche regioni dove non ci sono locali di ‘ndrangheta rispetto al nord Italia”, ma bisogna stare attenti, il pericolo è sempre dietro l’angolo.
“Le mafie vanno dove ci sono i soldi – dice ancora Vallone – dove ci sarà possibilità di farli, dove ci sarà possibilità di prendere appalti o costringere imprenditori a vendere le proprie aziende sottocosto. Proprio per questo il governo ha dotato le prefetture e le forze dell’ordine di maggiori poteri nell’ultimo anno, a seguito dei decreti emergenza che sono stati emanati dallo stesso governo, e questo ci dà più possibilità di contrastare le infiltrazioni criminali”. Inevitabilmente il pensiero corre al Pnrr, con la valanga di soldi che potrebbe portare sull’Italia. Ed è proprio a ciò che si riferisce Vallone quando parla dei decreti straordinari che lo scorso anno hanno ampliato i poteri di prefetture e forze dell’ordine. “Siamo assolutamente fiduciosi – dice Vallone -le mafie sicuramente cercheranno di approfittarne, ma noi siamo perfettamente attrezzati per respingere questi attacchi”.
Infine, due pericoli del passato prossimo e del futuro, Keu e la guerra, intesa quest’ultima come occasione per allrgare e potenzioare le cosche. Quanto a Keu, ovvero agli smaltimenti illeciti di materiali residuati dalla conciatura, pericolosi e sparsi sotto i mantelli stradali, “il fatto che queste indagini siano state già portate a compimento con importanti risultati – dice Vallone – dimostra quanto sia alta l’attenzione sia a livello preventivo che a livello repressivo da parte sia delle prefetture che della magistratura”.
Sul capitolo guerra e possibili, agevolate infiltrazioni criminali internazionali, Vallone ricorda: “Il pericolo c’è indipendentemente dalla guerra. Le mafie estere ormai operano in Italia da diversi anni: prima erano in contrapposizione con le mafie endogene, oggi invece verifichiamo che c’è una forte collaborazione, addirittura alcune grandi organizzazioni mafiose come ad esempio la ‘ndrangheta, appaltano alla mafia albanese alcune parti del traffico e dello spaccio di stupefacenti. La nostra attenzione però è altissima su questi fronti: la cooperazione internazionale è di livello estremo, la rete @On che è coordinata dalla Dia ci garantisce la possibilità di avere interscambi con tanti paesi e tante forze di polizia all’estero”. E dunque, conclude Vallone, “siamo sicuri di poter contrastare efficacemente anche questo tipo di infiltrazioni”.
L’allarme è anche di altro tipo, dice il presidente della Fondazione Caponnetto, Salvatore Calleri: “In Toscana la situazione in tempo di guerra e di covid è assolutamente da non sottovalutare in quanto la mafia si è espansa oltre misura. Oggi il rischio è che entri in rapporti stabili con la società e la politica. Rapporti trasversali”.
Il sindaco Dario Nardella, nel suo intervento, annuncia che, in accordo con il prefetto Valerio Valenti, ha intrapreso un’iniziativa “che coniuga l’impegno per la legalità con il grande sforzo che la città di Firenze sta mettendo in campo per l’accoglienza dei profughi ucraini che scappano dalla guerra. Abbiamo infatti deciso di utilizzare due appartamenti confiscati alle mafie, grazie all’azione di collaborazione tra prefettura e Comune di Firenze, per accogliere due nuclei familiari di profughi ucraini che arriveranno nel nostro territorio. Credo che sia un bel segnale in un momento drammatico come quello che stanno vivendo le popolazioni ucraine e anche un esempio di come i frutti della lotta alla mafia possano avere risvolti positivi in un’emergenza come quella che stiamo affrontando”.
Ancora una proposta, “che spero venga raccolta da tutte le Istituzioni coinvolte, ovvero fare del trentesimo anniversario della strage dei Georgofili, che cadrà il 27 maggio 2023, un appuntamento non solo commemorativo di quel terribile attentato mafioso, ma anche di confronto e riflessione con tutto il mondo della cultura italiana, con le Istituzioni pubbliche, la società civile, il mondo della scuola e dell’università e la magistratura italiana per rilanciare lo spirito di coesione che deve essere alla base della lotta a tutte le mafie. Parlerò di questa iniziativa anche con i ministri competenti affinché si possa dare vita a un comitato promotore nazionale per organizzare al meglio queste commemorazioni”.