Lo sparigliator Lanfranco. E’ ancora una città per Vecchi? Faccia a faccia de Franco e 7per24 col primo che chiede le primarie ed i secondi che lo tirano per la giacchetta verso il centro

“La scelta del candidato sindaco arrivi da un processo collettivo”: si scrive Lanfranco de Franco ma non si legge (solo) Elly Schlein. Dopo la vittoria di quest’ultima, si scompigliano le carte cittadine specie per l’assessore venuto da sinistra ma che copre (anche) il vuoto fu-propositivo cattodem lasciato al centro soprattutto con la sua costante presenza nei quartieri e la sua crescente popolarità. Un assessore empatico, “fisico” e trasversale fino a un certo punto, ovvero al limite delle Colonne d’Ercole ove inizia il mare di destra. De Franco si confessa senza peli sulla lingua (stavamo per fare la solita greve battutaccia che vi risparmiamo, ndr) e svela i suoi piani e le sue prossime mosse, peraltro già ampiamente pubblici. Con cameo anedottico che narra di un disguido logistico ove il nostro redattore inviato per l’intervista sbaglia porta e irrompe involontariamente nell’ufficio dell’architetto Magnani intento a ridisegnare la città e, colto da un attacco di psicolabilìa, se ne esce con un infelice “Lanfranco forever”. Con la mano ciao ciao
In effetti lo slogan del cartello indossato dal de Franco (qui con Valeria Montanari) durante la campagna elettorale pro Vecchi, coglie nel segno. Perché il nostro è sì biologicamente ancora piuttosto fresco ma pare, diciamo pare, coltivare all’interno anche le sane tradizioni di una volta

Sarà stato il vago ricordo del Gioco delle Quattro porte, sarà stata più semplice imbranatura, fatto sta che il vostro redattore, già di suo intimorito per l’ingresso nelle stanze dei bottoni, sbaglia pertugio e irrompe involontariamente nella stanza limitrofa ove il dirigente Massimo Magnani, deus ex machina della rimappatura architettonica di Reggio, sta lavorando alacremente per il bene comune. E, giustamente fulminato con lo sguardo da un’occhiata gentile ma ferma, se ne torna mogio mogio sui propri passi imbroccando questa volta il retto sentiero che porta all’anticamera del giovane ma già lanciatissimo assessore Lanfranco de Franco che ha in carico delicatissimi tematiche quali la casa, il patrimonio e la protezione civile, tra gli altri.

Qui con Edwin Ferrari, a destra, il quale recentemente ricevuto e benedetto dal Papa in piazza San Pietro, guarda ora con una certa diffidenza alle presunte radici di sinistra millantate dall’assessore (satira, ndr)

De Franco è, anche visivamente, il ritratto della salute nella giunta Vecchi-bis. Non a caso abbiamo utilizzato la preposizione “nella” non “della”. Perché la vittoria di Elly Schlein, su cui ai piani alti del Comune non avrebbero puntato 5 euro, ha un po’ sparigliato le carte presunte internamente in vista delle amministrative 2024. E lui, che da una parte se ne fotte dei mistagoghi seriali che lo vorrebbero nutrirsi perlopiù di grissini coi semini e dall’altra ha tirato fin da subito la volata all’iperdirittista Elly, potrebbe ora raccogliere i frutti (un po’ di frutta non guasta mai, ndr) sia delle sue predilezioni gastronomiche che ci riportano ai bei tempi delle fumiganti ed inebrianti cucine delle feste dell’Unità, sia delle sue scelte politiche fatte già in tempi non sospetti. Ovvero l’appoggio alla maggioranza ma da un Articolo 1 che non ha mai visto di buon occhio l’eccessiva renzizzazione del Pd.

Qui in stile Viet Cong con elmetto, pronto a tener botta e ripararsi dopo gli immancabili strali che gli pioveranno addosso a seguito dell’intervista 7per24ttrina

“A sparigliare le carte però – ci dice de Franco rispondendo alla nostra infida domanda sul perché ad esultare subito dopo la vittoria schleiniana fossero stati specie i “padroni delle tessere Pd” – è stata soprattutto la Schlein. Che ha raccolto i voti di chi chiedeva maggiore discontinuità rispetto alla recente linea del partito ma anche di ha capito che la nuova segretaria agirà con autonomia rispetto a, come dice lei (il povero redattore ancora scosso dall’errore logistico di cui sopra, ndr), i “padroni delle tessere”. Come Articolo 1 avevamo già deciso comunque di rientrare alla casa madre indipendentemente da quale sarebbe stato l’esito delle primarie”.

Lanfranco è felicemente coniugato e padre di due meravigliose creature: qui però finge un minimo d’attrazione per un suo amico barbuto energumeno (anche lui rigorosamente eterosessuale) per accondiscendere a quella “fluidità” di cui la Schlein ha fatto una bandiera (satira?)

“A fare la differenza – prosegue l’assessore – è stato soprattutto il battere il chiodo sull’elemento lavoro, al centro della proposta, assieme alle urgenze imposte dai cambiamenti climatici ed all’accostamento dell’importanza dei diritti civili a quelli sociali. Dopo che negli ultimi anni la linea del Pd sul primo tema si era dipanata soprattutto su flessibilità e Jobs Act”.

Qui un de Franco quasi a mani democristianamente giunte pare invitare Elly a mettere in discussione quel Libretto Rosso di Mao Zedong che la neo segretaria nazionale Pd custodisce gelosamente (pura satira)

Il nodo è, si chiedono nel quartier generale di un partito che però da un anno a questa parte è assai parco di simboli pro-Ucraina, stava per regalare Gavassa a Xi Jinping, lascia che un gruppetto di esagitati di Aq16 irrompa con fumogeni nella sede Iren dopo l’accordo con l’israeliana Mekorot senza dire bao, ha votato favorevolmente alla cittadinanza onoraria di Assange, rispolvera ogni tanto quella fetecchia del busto di Lenin e via discorrendo (cioè inanellando una serie di iniziative in serio contrasto con la linea delle moderne socialdemocrazie liberali): de Franco è troppo di sinistra? Da che pulpito verrebbe da rispondergli. Alla nostra domanda-trabocchetto che gira e rigira attorno agli scottantissimi problemi contemporanei di geopolitica (cui invitiamo tutti i membri della giunta Vecchi di occuparsi in primis per far calare in secundis le scelte più corrette a livello di amministrazione locale, ndr), l’assessore un po’ glissa, un po’ no. “Se mi chiede (sempre rivolto al povero redattore) se abbia dei dubbi sull’Ucraina – dice de Franco – la risposta è no. Non ho dubbi che gli Ucraini siano le vittime e Putin sia l’aggressore. Il tema è però anche fino a che punto siamo disposti a spingerci nella probabile escalation di uno scontro di cui non vediamo l’orizzonte finale. La Schlein, come nel suo piccolo il sottoscritto, pone allora anche il tema di includere nel pacchetto la scelta diplomatica di un piano di pace prima o poi”.

Una sera sì e l’altra pure: lo vedono ovunque il de Franco occuparsi dei problemi del quartiere lasciando ad altri i diuturni tagli di nastro con sorrisoni a dentatura spianata. Cominciano a crearsi leggende sulla sua capacità di bilocarsi come già Padre Pio prima di lui (satira?)

Di certo Lanfranco de Franco proviene da una generazione di amministratori che si è formata grazie al cielo lontana da quella ideologizzazione anni ’70 che non permette ancora a molti reggiani cresciuti in quei (poco) “formidabili” anni di fare i conti con la storia ed i tragici fallimenti di tutti, dicasi tutti, i tentativi di socialismi reali. La generazione post-Muro che sbandiererà pur sempre antifascismo ad ogni piè sospinto ma assai meno incline a ragionare per stereotipi. Dunque per l’assessore cuore a sinistra ma con palpitazioni al centro. Quel centro reggiano lasciato un po’ a sé stesso dai cattodem di giunta Pd spesso più impegnati nel difficile smistamento di incarichi e poltrone. Cosicché lui quel centro, inteso come capacità di ridiscendere “al centro” dei quartieri dove vive la gente amministrata, ha deciso di occuparlo anche con una certa immanenza. Non passa sera o quasi che non vedano il de Franco arringare in questo o quel circolo di periferia. “Diciamo scherzi a parte – prosegue l’assessore – che ho sempre puntato molto sull’amministrazione ed il mantenimento dei quartieri, intesi come imprescindibili avamposti dove la gente si deve sentire sicura, non solo nel senso di non avere paura del prossimo ma anche di sentirsi a casa. La mia idea è di una Reggio-città-casa”.

Dopo l’imprevedibile vittoria di Elly Schlein, l’assessore collega di de Franco, Daniele Marchi di area cattolica, gli si è riavvicinato, in modo fin troppo vistoso ed imbarazzante (satira)

E chiudiamo allora con le grandi manovre in vista delle prossime elezioni locali dopo lo choc Elly. Domande di rito: quale candidato sindaco e quale coalizione? Risposte a loro volta piuttosto rituali ma non troppo: “la scelta del sindaco deve arrivare da un processo collettivo e non sulla base della linea dominante  – dice sinceramente de Franco riferendosi alla vittoria della sua eroina Schlein – e la coalizione deve essere la più ampia possibile col coinvolgimento di tutte le forze che si riconoscono in un progetto comune di città (qui noi malevoli ed attempati cronisti vi leggiamo una punta di fastidio nei confronti delle schegge impazzite di sinistra radicale fortemente ideologizzate ma chissà). Alleanza dunque non tanto di “campo largo” ma di linea amministrativa condivisa e non calata da Roma. Escludendo naturalmente le forze di centrodestra. A me non dispiace essere etichettato di sinistra, anzi ma è importante anche che le mie scelte vadano al centro. Dove spesso alligna il buon senso”.

N.B.

Se al tavolo dove siederanno probabilmente l’attuale sindaco Luca Vecchi, l’ex sindaco Graziano Delrio ed il segretario provinciale Massimo Gazza si dovesse trovare l’accordo su un nome (ad oggi ancora in alto mare), molto difficilmente De Franco, a meno di fulminazioni o stravolgimenti, sarà il fenotipo convergente. Ma se dovessero esserci delle primarie diciamo così più libere da direttive preimpostate e l’assessore dovesse mai presentarsi, be’ se la gioca eccome. Allora noi di 7per24 che abbiamo dato vita a questa intervista un po’ perculante ma sostanzialmente schienata, ci metteremo in paziente fila davanti alla sua porta a batter cassa.

 

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