La pressione fiscale morde, più del centravanti uruguayano Suarez. Anzi, è proprio qui che l’Italia porta a casa il suo brutale Campionaro del Mondo, quello delle tasse sul reddito: siamo al 53,2 %, al netto del sommerso (17,3 %). La coppa più pesante.
Un primo allarme era arrivato dall’Ocse, nel marzo scorso. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ci indicava come ormai destinati al gradino più alto del podio. Oggi la Confcommercio ufficializza il primato: abbiamo il record mondiale di pressione fiscale sul reddito. E non è tutto. La stessa confederazione, unendosi a voci come quelle di Fmi e Confindustria, fa presente come vadano riviste – ahinoi in negativo – le stime sul Pil: per il 2014 “l’economia del Paese crescerà dello 0,3% contro lo 0,5% stimato appena due mesi fa“. Altro che ripresa. Qui l’unica ripresa è quella del pessimismo.
Se non altro c’è una controtendenza: “Per i consumi la crescita stimata è dello 0,2%, in aumento di un decimo di punto rispetto alla precedente previsione“.
Mentre il Governo rimane fermo sulla sua stima di crescita dello 0,8 %, quel che è certo è che l’Italia continuerà ad andare peggio degli altri Paesi dell’Eurozona, che per l’anno in corso dovrebbe far registrare una crescita dell’1,1 % per poi aumentare di 4 punti decimali per il 2015.
Il collegamento nefasto tra pressione fiscale e fattore crescita è un tema centrale anche nell’azione che sta portando avanti il Comitato per i referendum sul Fiscal Compact “STOP AUSTERITA’ “, che in provincia di Reggio ha dato il via alla relativa raccolta firme. L’obiettivo dell’iniziativa referendaria, per usare le parole stesse dei promotori, è quello “di abrogare alcune disposizioni della legge n. 243 del 2012, che consentono un’applicazione del principio costituzionale di equilibrio di bilancio, attraverso modalità e condizioni eccessivamente rigorose, che renderanno necessarie politiche di austerità eccessive, solo dannose per il Paese e, in particolare, per lo sviluppo, il lavoro e la stessa stabilità dei conti pubblici“.
Basterà una firma a disseppellirci?