Ecco l’idea che potrebbe salvare la Seves

un esempio di parete in mattoncini di vetro Seves
un esempio di parete in mattoncini di vetro Seves

Nella drammatica accelerazione di cui è protagonista la Seves, una delle fabbriche dell’eccellenza toscana produttrice di quei mattoncini di vetro che sono una delle punte di tecnologia e esperienza in tutta Europa, a fronte delle difficoltà che porterebbero la proprietà a chiudere lasciando senza lavoro oltre 300 operai, forse l’idea per “salvarla” è già in cammino. Si tratta, come racconta a Stamptoscana il delegato sindacale della Usb Leonardo Bolognini, che negli anni si è occupato della vicenda, di una innovazione che riguarda l’uso (con una “piccola” aggiunta) del materiale vetroso che la Seves produce in maniera magistrale, il “vetro cavo”. E l’idea parte da un gruppo di giovani “inventori” che, messi insieme dalla Camera di Commercio di Firenze fra il 2009 e il 2010, hanno depositato un brevetto (con tanto di “imprimatur” da Ginevra”) che consentirebbe, utilizzando proprio le competenze di cui è portatrice la Seves, di sfruttare il “vetro cavo” facendone un vettore di riscaldamento e luce a uso domestico e industriale. Un’innovazione che riuscirebbe da un lato a dare il via a una produzione sostenibile e green di energia, dall’altro di rimettere in pista una delle fabbriche storiche del territorio fiorentino. L’”idea” ha già mosso i primi passi nei confronti delle istituzioni e quanto prima si troverà sul tavolo dell’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini, con la cui segreteria, assicura Bolognini, sono già intercorsi i primi contatti.

E’ il sindacalista Leonardo Bolognini, dell’Usb, a fare da trait d’union fra istituzioni, azienda e il gruppo di “inventori” che potrebbe avere in tasca l’idea per salvare la Seves e l’occupazione. Elaborata da un gruppo di 14 giovani “inventori” (che per ora preferiscono restare nell’ombra, almeno fino a quando la Regione, con cui sono in corso contatti per esaminare la rivoluzionaria tecnica che permetterebbe alla Seves di ricollocarsi fra le eccellenze europee, non dà il via libera) la tecnica di cui si sta parlando utilizza proprio una delle grandi competenze della fabbrica di Sesto, vale a dire il “vetro cavo”. Un’idea nata quasi per caso, dal momento in cui uno dei giovani studiosi si ricordò per una circostanza fortuita che i famosi “mattoncini” della Seves sono costituiti interamente in vetro, e in un vetro particolare, che lo rendeva atto a essere utilizzato come materia base per l’innovazione che avevano in mente. Da lì alla realizzazione di un “prototipo” intercorse poco tempo. In realtà, come spiega il giovane “inventore” del gruppo con cui Stamp ha parlato e che ci ha dimostrato le modalità con cui si può produrre calore e luce utilizzando il vetro Seves, l’innovazione è addirittura “banale”: si tratta di un’aggiunta al vetro cavo di qualcosa (segreto di brevetto, è ovvio) che induce a stimolare le particelle attraverso un riscaldamento al microonde che alza in pochi minuti la temperatura in modo da portare il materiale vetroso a oltre 250 gradi in pochi minuti (nella dimostrazione cui abbiamo assistito, con il prototipo scaldato con un semplice forno a microonde, in due minuti d’orologio). Non solo: per quanto riguarda il recupero energetico, c’è da rivelare che il “materiale” (vetro cavo+aggiunta) diventa luminoso, spandendo una bellissima luce che può essere utilizzata. Allora: calore (utilizzabile per il riscaldamento in primis) + luce. Tutto questo, in tempi strettissimi, con il bombardamento di raggi ultravioletti (microonde). Risparmio d’energia? Eccolo: calore e luce a circa 10 centesimi l’ora. Cosa significa? Che, per esempio, una casa scaldata e illuminata in questo modo non solo realizzerebbe un risparmio d’energia pauroso (valutando che il riscaldamento a temperature oltre i 300 ° si realizza in tempi strettissimi e col sistema del microonde), ma anche un risparmio sulla bolletta inverosimile. Senza valutare, se applicato in modo estensivo, che potrebbe addirittura staccare la dipendenza dai sistemi tradizionali di riscaldamento e energia, dai vari gasdotti fino ai giacimenti di combustibile fossile (leggi petrolio). Senza contare quanto potrebbe rivalutarsi e dunque aumentare di prezzo il famoso “vetro cavo” della Seves, trattato in questo modo.

Ed è lo stesso Leonardo Bolognini che spiega: “L’innovazione di cui questo gruppo, nato da un’iniziativa della Camera di Commercio di Firenze, è portatore, potrebbe cambiare la “storia” delle Seves. Del resto, sembra che le istituzioni siano vivamente interessate. L’idea è già stata messa sul tavolo della Regione (stiamo aspettando a breve un appuntamento con Simoncini) e presto vedremo anche esponenti del Comune di Firenze. Il risultato, oltre a salvare posti di lavoro, sarebbe anche quello di mettere in campo davvero le eccellenze umane della nostra Regione. Un punto fondamentale per rimettere in moto il lavoro”.

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