Firenze – Che cosa distingue il male ordinario dal male radicale emerso nel Novecento con la Shoah, con il dominio totale sui corpi e sulle menti degli internati? Nei lager nazisti si è arrivati alla “dissoluzione totale dell’humanitas nelle relazioni umane e sociali costruita nei secoli”.
E’ possibile definire una responsabilità individuale al di là di un sistema che funziona proprio grazie a un subdolo meccanismo di deresponsabilizzazione basato sulla rinuncia al pensiero e all’esame interiore?
Sono queste le domande che pone Vittoria Franco nel su ultimo saggio “Il male del Novecento” edito da Castelvecchi. Ultima stazione di un percorso che ha portato la studiosa, già docente presso la Scuola Normale di Pisa, senatrice della Repubblica dal 2001 al 2013, ad approfondire concetti fondamentali della convivenza (Responsabilità . Figure e metamorfosi di un concetto, 2015 e Parole della convivenza , 2020).
Per trovare risposte a questi interrogativi , l’autrice passa in rassegna le opere di coloro che hanno affrontato il tema da diversi punti di vista allo scopo di ricostruire un quadro di razionalità per un evento della storia umana che stravolge qualunque principio dell’agire razionale. Solo riportando quanto accaduto alla potenza analitica e purificatrice del ragionamento si può riuscire a dominare l’orrore che la Shoah suscita e porre barriere efficaci per evitare che si ripresenti. “La lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizion di un uomo”, ha scritto Primo Levi.
“Il male del Novecento” verrà presentato a Firenze giovedì 16 gennaio alle ore17.30 presso la sala Arci di Piazza dei Ciompi 11. Vittoria Franco dialogherà con Piero Meucci, direttore di Thedotcultura.it . Coordina l’incontro Ugo Caffaz.
Nella foto Vittoria Franco