Firenze – E’ appena uscito il secondo numero della neonata collana Papyngo, di testi inglesi, americani e postcoloniali. E’ il breve racconto I gemelli di Vanna, in originale Vanna’s Twins, di Christina Rossetti, traduttore e curatore Luca Manini, Pisa, ETS, prezzo 8 euro.
Christina Rossetti è poetessa di fiabe smaglianti e sottili in versi come la celeberrima e più volte edita Goblin Market, e di varie raccolte di liriche religiose che hanno una pulizia e una immacolatezza da farle sembrare opere di un George Herbert. I due Rossetti (lei e Dante Gabriel, o per meglio dire i quattro fratelli Rossetti) erano bilingui perché figli di un italiano autentico (poeta e dantista abruzzese) e di una madre inglese ma lei pure mezza italiana. Se li si guarda nelle fotografie, e ci si sofferma sul mento sporgente, sulle acconciature, sull’abbigliamento e sul fisico tozzo e tarchiato, questa origine apparirà evidente. Ma nulla vi è in loro e nella loro poesia della sanguigna passionalità meridionale: Dante Gabriel, famoso al tempo stesso come pittore di trasognate figure femminili e fondatore del preraffaellitismo inglese, è il poeta dell’allusione, della obliquità, del privato simbolismo esoterico.
Quanto all’italianità, Christina Rossetti ha lasciato anche piccole raccolte nella nostra lingua italiana e non fa uno sbaglio linguistico e lessicale che sia uno. Chi dice Joyce lo scrittore inglese che sapeva e scriveva l’italiano meglio di ogni altro, e a tal punto che imitava alla perfezione anche il dialetto triestino, esclude naturalmente gli angloitaliani o gli inglesi figli di italiani e dunque i Rossetti segnatamente o anche altri minori che potevano parlare in casa la nostra lingua.
Vanna è uno dei più fini e commoventi racconti vittoriani mai scritti nel suo tempo e limitatamente alla sua misura. A raccontarlo lo si sciupa, e lo si legge in un battibaleno. Luca Manini ha fatto un lavoro egregio, addentrandosi nella sua introduzione nelle pieghe più riposte del racconto, e dando una traduzione in tutti i sensi eccellente, che risponde alle tre G: gusto, garbo e giudizio.