“Lei crede nei fantasmi?”. “No, ma ne ho paura” (Madame Du Deffand)
Avete presente quei pietroni sopra che paiono dolmen megalitici? Tipo il menhir di “2001 Odissea nello spazio”? Orbene, giovedì 27 dalle 21 si marcherà il territorio letterario a suon di cippi memoriali, erme ultraterrene. Il Centro Spallanzani-Orti di via Toscanini a Reggio infatti, così delimitato da una raffica di stele umane declamanti ed impazzite, si trasformerà nel più angosciante e delirante cimitero en plein air del circondario. Non a caso alla vigilia più o meno di Halloween. Qui la parola sarà un soffio, un fiato, una fioca emissione. E non volerà per nulla alto. Anzi, si insinuerà sotto terra, laggiù dove rodono i vermi, dimora dei Viventi, nel tentativo, disperato ma moralmente inevitabile, di una rianimazione culturale sempre meno selettiva. Sempre più di massa.
Uno spazio ristretto ma non troppo ed aperto al coraggioso ed anelante pubblico noncurante delle folate prodotte dal mulinare della falce. 12, come gli Apostoli della Parola sepolta, rimatori e performatori vari che più “maledetti” non si può (non nel senso simbolista o decadente ma perché il lettore nello sfogliare le loro produzioni, maledice il giorno in cui hanno iniziato a cimentarsi con la scrittura), si alterneranno in uno show funebre quanto mortifero, sfidando direttamente Sorella Morte (questo è un omaggio un po’ paraculo a Papa Francesco affinché cancelli i loro volumi dall’Index Librorum Prohibitorum) in una tenzone definitiva, una giostra dell’orrore. Come la partita a scacchi sulla battigia tra il crociato Antonius Block e la Triste Mietitora de “Il settimo sigillo”.
In mezzo alla funesta declamazione corale e vespertina a mo’ di excursus nella storia fantasmatica letteraria, quando meno te l’aspetti, sarà un crogiolo di apparizioni amletiche, evaporazioni sulfuree, sublimazioni spirituali, sedute spiritose, possessioni (si spera non fisiche per evitare il blitz della Buon Costume) demoniache, bizzarìe ittiche, gutturalità barbariche, logofobìe runiche, evocazioni spiritiche, infestazioni sataniche, resurrezioni improbabili, tumulazioni alfabetiche, glossolalìe luciferine.
Poi ancora anatemi monotematici, fatture e malefici un tanto al braccio (3 per 2 come al supermercato stregato), profezie sbilenche, danze di fuochi fatui, fiaccolate per la pece, giochi di carte “Tresette col morto”, gare di pitonismo (andare a consultare il vocabolario per cortesia, non si tratta di sfoggio pubico), corsi di rumpologia (predizione del futuro attraverso la lettura delle natiche), stage di fachirismo, saggi di cabalismo, prove tecniche di sabba, atelier di tarocchi, esibizioni di folletti, competizioni d’epinicio, necrologie a profusione e ierofanìe sparse qua e là. Nonché stand libreschi con best-seller quali il Necronomicon, il Grimorio di Papa Onorio e il De masticazione mortuorum in tumulis del filosofo Michael Ranft, il tutto immerso in un tremebondo odore di zolfo.
Volete l’elenco dei necromanti all’opera? Peggio per voi. In ordine di apparizione-scomparizione: Pierluigi “Phantom” Tedeschi, Andrea “Zio Fester” Canova, Ciro “Igor” Piccinini, Gianfranco “Nosfigatu” Parmiggiani, Pina “Lamia” Irace, Normanna “Gorgone” Albertini, Claudio “Savonarola” Caroli, Edoardo “Frankenstein” Tincani, Alessandro “Trismetristo” Di Nuzzo, Francesco “Leviatano” Lenzini, Artemide Almeria “Boudicca” Baraldi.
E voi, gentile pubblico dell’aldiqua, strisciate guardinghi quella buia notte e tempestosa, fino al Regno temporaneo dei cantori dell’aldilà. E se il navigatore, impazzito per le interferenze medianiche, non sarà in grado di condurvi fino al Bardo, seguite il vostro “estinto”. Vi condurrà a loro una nenia spettrale. Saranno là ad aspettarvi prima di esplodere in una caleidoscopica danza macabra. E, come recita un antico proverbio scozzese, siate felici da vivi, perché resterete morti per un bel pezzo.