Cascina – Il Premio Mons. Icilio Felici, organizzato dal Serra International club 573 di Cascina che, nell’intento di mantenere vivo il ricordo di Icilio Felici, esemplare figura e di sacerdote e di scrittore, conferisce tale riconoscimento “ad un religioso la cui azione pastorale si associ ad una qualificata attività letteraria artistica o scientifica” e che è giunto quest’anno alla sua XXV edizione è stato attribuito a Mons. Petrà della diocesi di Prato, docente di teologia morale fondamentale di morale familiare presso la Facoltà Teologica dell’Italia centrale.
Da luglio 2014 è stato eletto Presidente dell Atism (Associazione teologica per lo studio della morale) e direttore della rivisita Vivens homo. Moltissime le sue pubblicazioni che spaziano da temi storici, teologici, ecclesiologici a temi di morale contemporanea con riferimenti comparativi tra la dottrina cattolica e quella ortodossa questioni attualità come peccato e riconciliazione, morale dei divorziati, contraccezione, celibato dei consacrati .
La cerimonia di premiazione che si è tenuta nella Sala della Bilioteca comunale di Cascina alla presenza del Sindaco Alessio Antonelli e del presidente del Serra club Giusto Bitossi è stata seguita dalla presentazione della ristampa anastatica di E’Così: uno dei libri più importanti dello scrittore pisano. Una ristampa curata da Massimo Pratali e da Felici che offre anche alle nuove generazioni la possibilità ai avvicinarsi a uno scrittore che ha saputo cogliere tratti universali della condizione umana.
I racconti di Icilio Felici scritti negli anni ’20 e ’30 dello scorso secoli, sono stati definiti dalla critica come appartenenti alle migliori tradizioni letterarie toscane ed il suo nome è stato spesso accostato a quello di Renato Fucini. Sono, in effetti, di stile fuciniano, la prosa schietta e le efficaci macchiette (con un’arguzia che ricorda per certi versi le novelle trecentesche). Ma in E’così – si legge nell’introduzione alla ristampa anastatica – la vita è colta con disincanto : un libro che aderisce alla realtà nella sua asprezza ma anche nei suoi sapori più genuini, nei sentimenti, nelle emozioni ma senza suggestioni romantiche.
E in vari racconti di Mons Felici, troviamo una profonda drammaticità che fa sentire un’eco di Verga e di Balzac. La narrazione assume talora toni cupi, d’intenso pathos. Un semplice gesto della mano provoca un colpo scena con la forza di un grido lacerante. E’ poi, altamente significativa la contrapposizione tra paese e che, pur con mutate caratteristiche, è ancora oggi attuale. I piccoli centri sono elementi vitali di un mondo rurale dove ritroviamo quello stile toscano che dalla cucina al rispetto della natura, dalle antiche tradizioni alla poesia popolare caratterizza quell’abito fiero di cui parla Carducci.
Donatella Marchi, ha scritto nella Prefazione che Mons.Felici ha il merito di testimoniare la realtà del tempo, in particolare la vita contadina della prima metà del Novecento e gli orrori della guerra, trattandoli con assoluta fedeltà e senza sbavature sentimentali, tale da far apparire non azzardato collocare il Felici fra gli esponenti del “neorealismo” in opposizione, ad esempio, all’immaginifico del D’Annunzio.
Insomma, uno scrittore conosciuto all’estero (Chesterton recensì alla BBC il suo libro Tra i lupi) meno in Italia e che sarebbe importante “riscoprire” perché è di forte attualità la sua individuazione dei piccoli centri come fattori di solidarietà, di rapporti umani schietti e profondi. Mons.Felici non è il cittadino che magari apprezza i costumi semplici, l’arguzia della gente di campagna da estraneo, con un certo senso d’ indulgenza. Viceversa, lo scrittore (che è stato proposto a Cascina e Rettore della Chiesa dei Cavalieri a Pisa) anche se vive lontano dal suo paese d’origine ,si sente ancora parte di questo mondo e sa immedesimarsi con la sua gente.
Foto: Icilio Felici