Lettera di Angelina Ammendola, raccolta e inviata dalla figlia Stefania

Una lettera inviataci da via Accademia del Cimento a Firenze, teatro di uno spostamento di famiglie assegnatarie Erp per riqualificazione degli alloggi. L’operazione, come scritto su queste pagine, vedrà lo spostamento a blocchi delle famiglie in altri alloggi e compiuta la riqualificazione, il ritorno. Fra i residenti ci sono molti anziani, oltre a situazioni complicate da disabilità e problemi di varia natura. Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un’assegnataria di 83 anni, Angelina Ammendola, raccolta e inviata dalla figlia Stefania.

“Via Accademia del Cimento, ex via delle Sciabbie.
Per i pochi che hanno i miei anni
1971 – Che fortuna ho avuto, mi hanno assegnato una bella casa popolare, ho tre figli una di 6 anni poi il maschio di 4 e la più piccola di due.
Sono una donna del meridione, più precisamente di Torre Annunziata e mio marito è di San Valentino a Torio. Nonostante  fossimo nati e cresciuti a pochi km di distanza, ci siamo conosciuti qui a Firenze sul ponte della Vittoria.  Una bellissima storia d’amore la nostra, ma tanti sacrifici e tante rinunce.
Ora però, la fortuna ci ha sorriso , è il 1971, e siamo nella nostra bella casa, in via Accademia del Cimento, all’ottavo piano.
In quegli anni noi meridionali eravamo considerati un po’ degli stranieri in patria, se ti spostavi dal sud al nord per vivere, prima arrivava la nomea di nullafacenti, sporchi, ladri, mafiosi…poi arrivavi tu.
Ma questo non ci ha fermato, con caparbietà ed onestà abbiamo conquistato le persone che entravano in contatto con noi, e l’amicizia e il rispetto ottenuto è stata un ulteriore gioia .
La zona di Novoli in quegli anni era considerata brutta un  “ghetto”, la casa, il Comune, non ha mai voluto vendercela, come invece è successo per altri quartieri di Firenze.
Novoli non aveva servizi allora e c’era solo l’autobus, la chiesa , la coop arrivata anni dopo, ma noi abbiamo sempre rinunciato ad un cambio abitativo, cambio che negli anni c’è stato richiesto più di una volta.
Per noi, per me,  era bellissima, era mia, e l’ho sempre tenuta come una reggia, questa casa.
Negli anni Novoli è diventata un’altra realtà.
Grazie al Palazzo di Giustizia , al polocentro, alla tranvia ecc., ha acquistato importanza agli occhi di chi deve investire economicamente e politicamente.
Ma per me non è questo quello che conta, io qui ho vissuto per 53 anni, tante gioie e tanti momenti felici, ma anche dolori immensi, come la morte di mio padre, mia madre, mio fratello, dolori vissuti sempre fra queste mura , perché lontana da loro.
Poi è morto mio marito nel 1997 a soli 54 anni, mio genero a 52 anni, e sempre queste mura hanno ascoltato il mio pianto.
I miei figli nel frattempo sono cresciuti, hanno creato le loro famiglie e io da sola ho trovato conforto in questa casa,  non più solo un’abitazione, ma una parente per me, un’amica .
La mia casa era ancora lì per me, piena di ricordi,  ogni soprammobile ogni suppellettile porta con sé un frammento della mia vita, 53 anni , quasi tutta la mia esistenza.
Ora ne ho 83 di anni, sono stanca.
La mia mente già da 5 anni mi fa scherzi, si diverte con me, mi fa credere di essere un giorno nel 1980 un giorno nel 1954 ecc..
Mi sveglio e non so mai in che anno sono, ho problemi a deambulare, non posso cucinare, grande mia passione, perché non mi ricordo più come si fa.
Scambio mia figlia per mia mamma, tanto è vero che lei è dovuta tornare a vivere con i suoi figli da me, non posso più stare da sola.
Ma queste mura, e questi ricordi, sono la mia  vita, sono loro che mi trattengono nel presente, sono loro che mi ricordano dove sono e cosa ho vissuto.
Ora voi mi chiedete di imballare questi miei 53 anni, mi assicurate che i mobili, i quadri, i lampadari, saranno trasportati da voi nel nuovo alloggio, e affermate anche che  li tratterete con cura, non comprendendo la loro fragilità, ma chi metterà via tutte le foto? Le lettere d’amore? Il corredo mio, regalatomi da mia nonna? Chi avrà cura della mia fragilità?
Chi farà questo, riuscirà a guardare e ascoltare il mio pianto?
Parlate di lavori  da “voi” stessi dichiarati non essenziali , dite che il ” vostro ” bonus antisismico , deve essere speso assolutamente, che non avendo ” voi” ottenuto il bonus  110 , che permetterebbe di fare i lavori con noi dentro, dobbiamo assolutamente lasciare libero l’immobile.
Voi, voi voi …ma NOI ??
Ecco, la vita cari signori, mi ha insegnato che niente è sicuro e tanto meno le assicurazioni di persone che non hanno niente in comune con i tuoi beni, i tuoi ricordi, la tua esistenza,  che non ti sono parenti.
Dicembre 2023 …. Dicembre 2023, dite che i lavori saranno ultimati, ma io mi chiedo chissà se sarò viva, chissà chi ci sarà al governo, chissà se le case di via Accademia del Cimento saranno libere e i condomini potranno tornarci.
E la mia tristezza maggiore è che tutto questo avviene  per far sì che dei lavori non necessari, diano la possibilità di spendere un bonus sbagliato, ma principalmente non  voluto da noi.
E noi non possiamo, ancora una volta, ancora come sempre, fare in modo di essere ascoltati…
Cari signori, non fatemi promesse, ascoltatemi e fate in modo di cambiare questo bonus in altri lavori più urgenti, permettendoci di vivere in serenità nelle nostre case”.
Angelina Ammendola
Parole e pensieri di mia madre, raccolti e riportati fedelmente da me, figlia.
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