Lettera da Bangkok: la Thailandia sul baratro di una guerra civile

Dubbi di costituzionalità sulle elezioni sono state mosse da esponenti della Commissione Elettorale. Voto boicottato da parte dell'opposizione che dopo tre mesi di proteste chiede le dimissioni dell'attuale primo ministro e il passaggio di potere ad un Consiglio del Popolo. Al centro della protesta Yingluck Shinawatra, al potere dal 2011, sorella del tycoon Thaksin, in esilio dal 2006 quando un colpo di stato pose fine al suo governo. Thaksin, in patria, è accusato di corruzione ed abuso d'ufficio, sul politico pende una condanna a 2 anni. Ma è opinione diffusa che sia lui a manovrare la sorella.

In questi giorni ho avuto modo di visitare gli accampamenti del movimento shut down Bangkok, migliaia di persone, famiglie che hanno occupato le principali piazze e parchi della capitale. Centinaia di tende, cucine da campo, postazioni di pronto soccorso. E venditori ambulanti con qualsiasi tipo di gadgets: dalle magliette, ai cappellini, ombrellini, fischietti, blocknotes, portachiavi, penne, sciarpe e naturalmente le bandiere. In Thailandia tutto è in vendita. I passanti osservano e fotografano. Pochi i turisti nelle zone calde della città. L'Australia ha ufficialmente invitato i concittadini a lasciare a Bangkok. Non è l'unico Stato, molti altri in queste ore stanno procedendo a misure di sicurezza per i propri viaggiatori. In termini numerici il danno alla più grande industria del paese, il turismo, prevede un calo di 5 milioni di turisti. Ho chiesto ai manifestanti quali fossero le ragioni della protesta, farsi capire è stato complicato, chi rispondeva pronunciava slogan: " Basta con la corruzione. Vogliamo una nuova classe politica. Chiediamo un cambiamento radicale."
Ai lati delle transenne che delimitano le aree occupate giovani indossano caschi e giubbotti anti-proiettile, sono la sicurezza, sono armati. Alcuni hanno il volto coperto, non vogliono essere fotografati. Ho partecipato ad un paio di manifestazioni, una sofferenza per il sottoscritto dovuta alla  temperatura di 35 gradi. Ho osservato i volti dei manifestanti, è il proletariato. Tuttavia la protesta trova nella classe media il suo cuore pulsante.

Il paese è letteralmente spaccato in due fazioni, geograficamente il nord è pro Shinawatra mentre il sud e la capitale sono apertamente avversi alla famiglia di Thaksin. Le fazioni, come avvenne già nel 2010, sono distinguibili anche per i colori: il rosso per i filo governativi e il giallo per gli anti-governo. Il re, amato-venerato dalla gente, è ormai troppo anziano e malato per tentare una mediazione tra le parti. Il confronto è inevitabile, purtroppo lo scontro sarà fuori dalle urne. A Bangkok ancora una volta si spara. La sparatoria di questo pomeriggio è solo l'ennesimo caso di violenza, sei le persone rimaste ferite oggi, nove i morti dall'inizio della protesta. La polizia non è in grado di contenere gli scontri. Nella zona di Lak si per placare gli animi è intervenuto l'esercito. Nella città dell'eccesso, della ricchezza e della povertà, del sesso, del divertimento sfrenato è vietato vendere alcolici fino a domani. Trovare un taxi o un tuk tuk a prezzi di mercato è impossibile. Almeno per i turisti.
Il portiere del mio albergo sorride al mio arrivo, gli chiedo cosa pensa, lui allarga le braccia e mi dice: "Sbagliano entrambi. Ma non andrò a votare".
Enrico Catassi

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