L’enigma Escher in mostra a Palazzo Magnani

In mostra a Palazzo Magnani le opere dell’artista olandese

BodyPart (2)La figura di Maurits Cornelis Escher rappresenta un unicum nella storia dell’arte. A lui si attribuisce la straordinaria capacità di giocare con il tempo e gli spazi, il coraggio di sfidare le leggi della fisica e dell’ottica, di stravolgere le basi della rappresentazione e della comune percezione. È questo l’ “enigma Escher”, e la sensazione è quella che si prova in un labirinto. Nascono prospettive invertite, paesaggi illusionistici, composizioni inusuali. E si ha la sensazione che la verità sia in quelle rappresentazioni, così coerenti e perfette nella loro logica capovolta, senza mai tradire il mondo alla rovescia che raffigurano.

Ma c’è molto altro oltre la costruzione geometrica delle figure. Escher è stato in grado di rappresentare qualcosa al di là dei propri soggetti, la loro inquietudine, il loro movimento ininterrotto, il loro salire o scendere scale infinite, senza inizio né fine, senza alcuna pausa, senza variazione di velocità. Ha costretto le figure entro spazi incomprensibili, ha moltiplicato i punti di vista, dando la sensazione di non avere vie di scampo. Si ha l’impressione di avere perso il punto di riferimento, malgrado il senso di ordine della composizione. Escher ha rappresentato così il concetto di relatività che ha radicalmente trasformato il pensiero moderno.

Ha esasperato la ripetizione delle figure fino a non lasciare più aria allo spazio in cui sono racchiuse, come a volere rappresentare l’inarrestabile rinnovamento della vita, la necessità di tracciare con le forme la perfezione del cerchio o del quadrato, condizione all’equilibrio. I giochi di incastri obbligano alla coesistenza degli opposti, la metamorfosi delle sembianze lega gli esseri viventi che rivelano un legame profondo tra di loro. I pesci nuotano tra il volo degli uccelli e gli uni e gli altri rappresentano con il loro incastro perfetto lo spazio intero, tra l’acqua e il cielo, che racchiude tutte le forme viventi. Così le strisce di Moebius, simboli matematici di infinito, sono superfici da percorrere senza sosta, che danno un senso di tempo incalcolabile, di movimento obbligato e impossibilità di fermarsi se non per abbandonare la superficie. Un incredibile sensazione di impotenza di fronte a ciò che non si può comprendere.

L’esposizione di Palazzo Magnani, che consente l’osservazione delle sue opere fino al prossimo 23 febbraio, è arricchita da alcune presenze di artisti che a parere degli organizzatori hanno influenzato o sono stati influenzati dallo stesso Escher. Si tratta di Durer, Piranesi, Dalì, Balla, fino a raggiungere l’Optical Art degli anni ’60 di Vasarely e il graffitismo di Keith Haring. La mostra si propone di fare comprendere le basi logiche della rappresentazione escheriana e le sue tecniche incisorie. Questo è certamente interessante ma lo è ancora di più perdersi tra le inafferrabili leggi della logica invertita di questo artista. Ed è chiaramente inutile, senza liberarci del nostro modo di guardare le cose, cercare di penetrare in un mondo che risponde a leggi fisiche, geometriche e ottiche di altri universi, seducenti e inquietanti.

Anna Vittoria Zuliani

 

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