Visti in dvd dalla poltrona:
Sconsigli per la visione, guida ai film che potete tranquillamente perdere
Top star: Keira Knightley, Jude Law.
Gran Bretagna 2012.
Genere: drammatico.
Non che ci sia da vantarsene, ma il romanzo di Lev Tolstoji non l’abbiamo mai letto. Doverosa introduzione ignorante, nel senso letterale del termine, per andare dritto al punto e dire che la storia in sé e per sé non ci ha certo tenuti incollati al video, anche se l’Academy ha assegnato a questo film un Oscar (ma per i costumi) e l’ha candidato ad altre tre statuette nei settori tecnici.
Siamo ai tempi degli zar, in Russia, in cui il divorzio è fantascienza: la protagonista, madre di famiglia, si innamora di un altro uomo; stop, storia raccontata: o la conoscete a memoria ed è inutile che ve la riassumiamo, o non la conoscete affatto e vi preserviamo dagli sviluppi che ovviamente non potranno che culminare in un dramma.
Al di là della vicenda, c’è però una scelta registica quantomeno originale: in pratica la storia si svolge in un teatro, con le scenografie che cambiano in diretta e le porte che danno accesso immediato…ad altre scene, nel tempo e nello spazio. Per dirne una: lei, Keira Knightley, la versione più giovane di Winona Ryder, confessa al marito (Jude Law) il tradimento in carrozza, scende al volo e si ritrova in un giardino, dove ad attenderla c’è l’amante. Oppure la corsa dei cavalli: il pubblico è in platea e i cavalli attraversano il palcoscenico.
A dirla tutta se siamo rimasti lì fino alla fine (ok, confessiamo, lo abbiamo visto a puntate, in tre giorni, evviva i dvd e il cinema a casa) è proprio per questo affascinante esercizio di stile. Perché, per il resto, le pene d’amore di Anna Karenina non fanno per noi.
Per non lasciarvi senza film per la serata:
da uno Sconsiglio a un consiglio per la visione
Venere in pelliccia, di Roman Polanski.
Top star: nessuno.
Titolo originale: Venus in fur.
Francia, Polonia 2013.
Genere: drammatico.
Peccato per il finale “alto”, che non vuol dire nulla ma fa tanto cinema d’autore, e che abbassa di un paio di punti il giudizio, portandolo a un “sei” non d’autore, ma politico. Per il resto “Venere in pelliccia” è tanta roba: due attori, un palcoscenico e via andare. Ha tutto per annoiare, insomma, invece appassiona e non poco: merito dei dialoghi (il regista non lo citiamo nemmeno, fa parte della storia del cinema, è un valore aggiunto a prescindere) e dei due attori, Emmanuele Signer e Mathieu Almaric, che giocano e si scambiano i ruoli in un crescendo di tensione, anche erotica, che sembra sempre sul punto di esplodere.
Lei è un’attrice in ritardo a un’audizione, lui è il regista che le concede la chance, dopo le perplessità iniziali legate più all’assenza di talento che non al tempo scaduto. Invece lei non è affatto male, anzi, e forse nemmeno è chi dice di essere…
Il testo da mettere in scena è un personaggio, aggiunge pathos, visto che stiamo parlando del romanzo “Venere in pelliccia” di Leopold Von Sacher-Masoch, mai sentito nominare ma torbido al punto giusto. Ciò che più incanta comunque è l’evoluzione caratteriale di lei e la crescita attoriale di lui, che in teoria è “solo” un regista teatrale, il tutto condensato nei 90 minuti di pellicola. Unico neo: giocare un po’ di più sull’identità di lei avrebbe ulteriormente giovato alla causa.
