Lavoro femminile, mal pagato e temporaneo

Il punto sul lavoro delle donne della Provincia di Firenze conferma alcuni dati che hanno sempre caratterizzato la manodopera femminile. Ad esempio, retribuzione più bassa rispetto a quello maschile, spesso a tempo determinato, molto spesso a durata breve o brevissima; insomma, per dirla con l'assessore al lavoro provinciale Elisa Simoni, si tratta di un lavoro "frammentato".

I dati messi a disposizone dalla Provincia lo sottolineano: se c'è un aumento della percentuale di donne (+ 2,9%) che hanno trovato lavoro rispetto al 2010 , le criticità non cambiano.
Infatti, nel corso del 2011, come emerge dai dati forniti dai Centri per l'impiego, gli avviamenti femminili al lavoro sono stati quasi 100mila. Vale a dire, a livello provinciale l'incremento è stato di 2.767 avviamenti al lavoro in più rispetto al 2010, passando dai 95.411 rapporti lavorativi del 2010 ai 98.178 del 2011. In termini di persone fisiche, si parla di 54.132 donne avviate al lavoro rispetto alle 48.931 del 2010.

Ma la qualità del lavoro? Come accennato, pochi i cambiamenti. Se è vero che diminuiscono di 1600 unità i rapporti di lavoro a tempo determinato, passando da 31.723 a 30.133, gli indeterminati non fanno pari: aumentano infatti di 1400 unità, passando da 7.446 a 8.854.
Rimangono numerosi e preoccupanti i rapporti lavorativi intermittenti e a tempo determinato: 3.252 nel 2010, 4.966 nel 2011. Aggiungendo i lavori interinali a tempo determinato, 10.992 contro i 10.574 del 2010, e gli avviamenti a progetto, 9.116 a fronte degli 8.602 del 2010, il quadro del lavoro in rosa rimane sconfortante.

Analizzando poi la durata effettva dei rapporti di lavoro, le tinte del quadro diventano ancora più fosche: nel 2011 38.403 contratti hanno avuto durata inferiore a un mese, 17.197 tra uno e quattro mesi (nel 2010 rispettivamente 40.048 e 16.152). Scendendo ancora più nel dettaglio si può dire inoltre che 3.782 rapporti di lavoro hanno avuto una durata compresa tra 4 e 7 giorni, 4.988 tra gli 8 e i 20 giorni.

Fra gli strumenti per fronteggiare l'innegabile disparità di trattamento fra uomo e donna per quanto riguarda il lavoro l'assessore Simoni ricorda le politiche speciali:  "Il lavoro femminile ha bisogno di politiche speciali: deve esser trattato al pari di quello giovanile. Nel caso dell’occupazione femminile, il welfare del lavoro deve essere integrato con quello familiare e mi pare che il luogo chiamato a discutere di questi temi debba essere il tavolo di Governo per la riforma del mercato del lavoro. E’ fondamentale trovare una soluzione integrata per i temi sociali e a quelli lavorativi”.

Considerando le macroaree d’impiego, le donne nel 2011 hanno trovato un impiego prevalentemente nei settori di servizi di alloggio e ristorazione (26.577 avviamenti), attività manifatturiere (9.994), commercio all’ingrosso e al dettaglio (9.292), servizi di supporto alle imprese (7.554) e sanità/assistenza sociale (4.066). Nello specifico delle varie qualifiche professionali, gli avviamenti femminili riguardano: cameriere (12.485), commesse (4.606), addette all’assistenza personale a domicilio (3.595), addette ai servizi di igiene e pulizia (3.000).
Inoltre, un occhio speciale per le donne straniere, che significa anche occupazione per le donne immigrate. Una componente che continua a crescere,  passando dal 26,6% del 2010 al 37,9% del 2011. In valore assoluto gli avviamenti di donne straniere sono 26.984. Le comunità più numerose sono quella rumena (6353 i rapporti di lavoro femminili nel 2011 contro i 4539 del 2010), albanese (3.004 del 2011 contro 2.580 del 2010) e cinese (2.050 contro 1.616).

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