Lavoratori in appalto dei servizi pubblici: “Unità nelle rivendicazioni”

Firenze – Basta. E’ questa, la parola che si sente circolare insistentemente in questi giorni fra i lavoratori in appalto delle cooperative che prestano servizi al pubblico: centinaia di persone che forniscono alla città servizi che vanno dal portierato alla pulizia, dalla cultura all’educazione, dalle informazioni turistiche ai servizi sociali. Lavoratori che vivono quotidianamente la realtà di “stipendi bassi, pochi diritti e precariato permanente”, come spiegano alcuni di loro che hanno diffuso, tramite l’Usb, un appello che sembra avere una forte ricaduta presso tutti i “colleghi” in appalto. 

Un appello che parla di unità, “che traduce quel “basta” di cui molti colleghi sentono la necessità in un vero e proprio sforzo per giungere a rivendicazioni, che nella loro sostanza sono uguali per tutti, uniti. E’ necessario infatti rivedere l’intero sistema, mettere dei limiti ai famosi ribassi che uccidono la dignità del lavoratore e il suo sacrosanto compenso, spezzare una volta per tutte quella giostra infernale in cui competenze, anzianità di servizio, tutto insomma viene macellato in nome di un risparmio di soldi pubblici che è fasullo”, dicono alcuni lavoratori.

“Il costo di un lavoratore esternalizzato è per l’ente più alto di quello di un lavoratore internalizzato – spiega Stefano Cecchi, leader dell’Usb fiorentino –  i lavoratori esternalizzati costano tanto e guadagnano poco. In più con la logica del ribasso, ad ogni cambio appalto, nonostante aumenti l’anzianità di servizio, il lavoratore precario perde in salario e in diritti”. Come emerge dalle ultime vicende cittadine in tema di appalti per servizi pubblici. 

Il punto di svolta, spiegano ancora i lavoratori, è stata la manifestazione del 2 febbraio, con la presenza simultanea di molti lavoratori in appalto di svariati servizi pubblici. “Ci siamo guardati in faccia – spiegano – e abbiamo visto le stesse facce, le stesse paure, le stesse condizioni. non importa se sei addetto al portierato, alle biblioteche, ai servizi domiciliari e ti curi di anziani e disabili: il nocciolo è sempre quello, salari da fame, nessuna tutela, un sistema che scarica i costi dei ribassi per vincere la gare sui lavoratori”.

Dunque, unità, fronte comune e una sfida precisa: “Chiarezza nei cambi d’appalto e tutele concrete. È ora che le professionalità dei lavoratori in appalto siano riconosciute”. Insomma, dicono poi, “riprendiamoci la nostra dignità. Tutti insieme e per ciascuno”. 

 

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